A Ozieri spinse la ex in un burrone, il pm chiede cinque anni

Muratore a giudizio a Sassari con l’accusa di tentato omicidio e stalking. La vittima già condannata per lesioni aggravate

OZIERI. «Marcello Cuguttu afferrò Giovanna Sanna per il collo, trascinandola in prossimità di un burrone e spingendola energicamente verso il vuoto». Con l’intento, scriveva il pubblico ministero Paolo Piras nel capo di accusa, «di cagionare la morte della Sanna, non riuscendoci per l’intervento salvifico di terze persone presenti».

Con queste motivazioni la Procura aveva chiesto e ottenuto dal gip Giancosimo Mura che si procedesse con giudizio immediato nei confronti del muratore ozierese di 33 anni ferito il primo dell’anno dall’allora compagna Giovanna Sanna che al termine di una discussione aveva afferrato un coltello e lo aveva colpito. La trentenne (difesa dagli avvocati Abele e Pietro Cherchi) era stata arrestata per tentato omicidio e poco prima del processo, che si è concluso con una condanna a un anno e 4 mesi (gli avvocati hanno già presentato ricorso in appello) per lesioni aggravate, era arrivata la clamorosa notizia dell’arresto di lui per lo stesso reato inizialmente contestato a lei (tentato omicidio), più lo stalking. Ieri mattina il pubblico ministero Mario Leo ha chiesto per l’imputato una condanna a 5 anni e 4 mesi di carcere.

Entrambi erano sottoposti reciprocamente alla misura del divieto di avvicinamento, poi per la Sanna è decaduta. In un primo momento il gip aveva disposto per Cuguttu gli arresti (domiciliari) solo per il reato di stalking, non ritenendo, per quanto riguardava il tentato omicidio, che fossero «gravi e concludenti gli indizi raccolti». Ma per la Procura Cuguttu voleva uccidere la compagna, da qui la richiesta di condanna.

E poi c’è l’accusa di stalking: «Perché con condotte reiterate – è messo nero su bianco dal pm – realizzate di persona con la sua insistente e provocatoria presenza nei luoghi frequentati da Giovanna Sanna, la molestava». L’evidenza della prova per il pm starebbe innanzitutto nelle dichiarazioni della donna, e poi l’annotazione dei carabinieri di Ozieri e le sommarie informazioni rese da una terza persona «che pongono in chiaro rilievo – aggiunge il pm – la condotta violenta dell’indagato». Nell’interrogatorio di garanzia Cuguttu (difeso dall’avvocato Antonio Secci) aveva respinto con forza le accuse e lo stesso gip, che aveva scarcerato il 33enne, scriveva: «Le accuse mosse dalla Sanna nei confronti di Cuguttu devono essere contestualizzate e lette unitariamente ai fatti pregressi dai quali hanno tratto origine e in relazione ai quali persisteva per la Sanna il divieto di avvicinarsi al Cuguttu, ragione per
la quale le successive accuse nei confronti dello stesso – sulle quali il pm ha fondato le attuali incolpazioni provvisorie – appaiono dubbie e suscettibili di migliori e più approfondite verifiche in sede di indagini». Ma l’accusa è rimasta in piedi. Il 25 giugno la sentenza.



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