I malati di tumore attendono un mese per l’esame della Pet

Con la continuità territoriale il reagente arriva a Cagliari Trasporti troppo lunghi per un farmaco “a vita breve” 

SASSARI. Rimanere appeso per settimane a una diagnosi che può significare vita o morte, è una pena supplementare e ingiusta per un paziente. Diversi utenti oncologici da settimane si trovano in un limbo fatto di ansia e paura, perché l’unico esame in grado di stabilire quale sarà il loro futuro prossimo, o il loro destino, funziona a metà regime. Chi è costretto a prenotare una Pet a Sassari, ovvero la tomografia a emissione di positroni, rischia di finire a fine giugno. «Dipende da caso a caso e dal livello di urgenza», dicono al telefono nel reparto di Medicina Nucleare. Ma il concetto di urgenza, quando si ha a che fare con un tumore, rischia di essere piuttosto relativo. E infatti c’è chi decide di rivolgersi ad altri centri del Continente, a costo di spendere un migliaio di euro tra viaggio e pernottamento, ma guadagnandone certamente in serenità.

Il problema riguarda il reperimento dei reagenti: «La questione continuità territoriale e il cambio di vettore su Olbia – spiega il direttore dell'unità operativa complessa di Medicina Nucleare dell'Aou di Sassari, Angela Spanu – da alcune settimane stanno generando una serie di disagi nell’erogazione delle prestazioni Pet per i ritardi nell'approvvigionamento del radiofarmaco. Adesso la consegna del radiofarmaco avviene all'aeroporto di Cagliari, con un allungamento dei tempi nella consegna del materiale utile agli esami».

L’Aou, naturalmente, ha tentato di risolvere il disservizio: «Per cercare di superare il problema ci siamo subito rivolti all'aeroporto di Alghero – spiega la professoressa – dove ci hanno rassicurato sul fatto che si stanno predisponendo le linee guida per autorizzare, entro tempi brevissimi, trasporto e consegna di questo tipo di materiale. Sino a qualche tempo fa, infatti, la consegna avveniva sullo scalo aereo di Olbia tramite Air Italy, compagnia autorizzata a trasportare il radiofarmaco. Adesso, il tutto avviene su Cagliari con Alitalia, compagnia quest'ultima autorizzata al trasporto del radiofarmaco, al momento, soltanto sul capoluogo».

La struttura di Medicina Nucleare si ritrova così a dover lavorare con il freno a mano tirato, costretta a una selezione nelle prenotazioni.

«Abbiamo dovuto rimandare alcuni appuntamenti – precisa la dottoressa Spanu – ma, nonostante queste difficoltà, giornalmente si cerca di programmare gli esami dando la precedenza ai pazienti ricoverati, così come agli esterni con priorità e alle urgenze».

L’unica vera soluzione per erogare prestazioni a pieno regime, è che l’ipotesi Alghero possa essere adottata il prima possibile. «Questo è importante – afferma ancora – perché quello che impieghiamo è un radiofarmaco a “vita breve”. Maggiore è la distanza tra il sito di produzione ed il centro Pet, minore è il quantitativo di radiofarmaco
disponibile e quindi il numero di prestazioni erogabili giornalmente. L'ipotesi di un’apertura su Alghero, invece, ci darebbe una migliore operatività. Fermo restando che la soluzione ideale sarebbe quella di poter produrre il radiofarmaco in loco con un ciclotrone».



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