«Siamo già al lavoro per la dorsale sarda del metano»

Intervista con l'assessora regionale all'Industria Anita Pili, che vuole accelerare sul progetto: «Favorevole non perché voglia una opera pubblica in più ma perché porta il gas alle imprese e cancella il trasporto su gomma»

CAGLIARI. Anita Pili, sindaco ancora per poco di Siamaggiore, da pochi giorni è il nuovo assessore all’Industria. Incarico e ufficio da far tremare le vene ai polsi anche dei politici più scafati, ma che non sembra spaventare la giovane amministratrice che nonostante la giovane età, conosce bene i corridoi e i meandri della politica, avendo militato, prima di approdare a Sardegna20Venti, in diverse formazioni politiche, prima nel centrodestra poi nel Pd.

Anita Pili risponde a questa intervista con un filo di voce, risultato di un fine settimana trascorso con i suoi due bambini piccoli.

Cominciamo dal metano. Quale è la sua posizione sulla metanizzazione dell’isola? Come secondo lei dovrà svilupparsi?
«Sto studiando da pochi giorni i dossier, e spero di essere chiara su questo e sugli altri punti. Il metano per noi è più che strategico: è vitale. La dorsale che collega l’isola va fatta, non si può prescindere da essa, ma si deve fare con i tempi giusti, insieme ai depositi costieri, altrettanto strategici. Sono favorevole alla dorsale non perché voglio una opera pubblica in più, ma perché essa porta il metano alle imprese, e riduce sin quasi a cancellarlo il trasporto su gomma del gas. Solo questo elemento impedirà inquinamenti e pericoli sulle nostre strade. Il metano deve arrivare non solo nelle nostre case ma anche alle imprese. Il trasporto su gomma non può essere la soluzione. Nei prossimi giorni insieme al Presidente verificheremo gli sviluppi del progetto e cercheremo di individuare i punti nevralgici per ridurre il più possibile i tempi di realizzazione della dorsale».

Il sistema energetico sardo vede con una certa apprensione una scadenza prossima: il 2025 quando il nostro paese dovrebbe uscire dal carbone come combustibile per le centrali elettriche. I nostri due poli produttivi, a nord e a sud, vanno a carbone. È pensabile abbandonare questo combustibile con quei tempi?
«No. Il 2025 è troppo vicino per decidere adesso di chiudere le centrali e avviarne la loro trasformazione a gas. Anche l’Enel vuole prendersi tempo, perché sa che è impossibile “spegnere” le produzioni sarde. Dialogheremo con il governo e con Bruxelles ma nell’immediato le centrali, sino a quando non sarà a regime il complesso sistema di approvvigionamento del metano, devono rimanere».

Il governo punta a superare il carbone, nel futuro sistema energetico nazionale con un mix di rinnovabili e metano. In Sardegna c’è ancora spazio per le rinnovabili, che se strategiche andrebbero incrementate significativamente?
«Non sono favorevole alle rinnovabili senza limiti, che hanno comunque un impatto ambientale importante. L’eolico in mare aperto, come in Olanda, ad esempio non mi vede favorevole. Oggi, domani magari con i nuovi sistemi di accumulo il problema non si porrà, serve un temperato equilibrio tra rinnovabili e fossili».

Chimica verde. Doveva diventare il futuro, si dibatte in un presente a dir poco incerto.
«Bisogna pretendere il rispetto dell’accordo di programma con la costruzione della fabbriche delle ecoplastiche. Il completamento della filiera nella sua parte più importante rappresenta una occasione strategica da non perdere. È trascorso troppo tempo senza che Eni fosse chiamata a rispettare gli impegni assunti dieci anni fa».

Tra le sue competenze c’è anche quella che riguarda i consorzi industriali. Il loro panorama oggi è a dir poco frastagliato. Alcuni vivi, altri moribondi, altri chiusi.
«Forse è il caso di mettere un punto fermo. I consorzi devono essere integrati e funzionali alle politiche industriali regionali, non possono essere tanti piccoli ducati, retti da signorotti locali, spesso autonomi dalla Regione. Sicuramente ci sarà un commissariamento dei consorzi e una loro trasformazione, Non escluso accorpamenti e significative riduzioni di numeri».

Il sistema di incentivazione alle imprese la soddisfa?
«Se mettesse le nostre piccole e piccolissime imprese di partecipare ai bandi in maniera consapevole e programmata sì, ma così non avviene. I nostri bandi spesso non rispecchiano le caratteristiche delle imprese locali».

Un tempo erano l’industria della Sardegna, adesso le miniere sarde sono o un problema ambientale o vengono usate per ricerca. Capitolo estrattivo chiuso definitivamente?
«Qualcosa si può recuperare, penso alla fluorite, a Silius. Ma non spetta certo a noi avviare le attività, bensì al privato».

Cosa risponde a sindaci e ambientalisti che chiedono più controlli sulle cave dismesse?
«Hanno ragione. Da sindaco ho visto aree formalmente bonificate che mantenevano intatti gli scempi delle estrazioni. Non va bene. Servono più controlli, e i territori vanno riportati allo stato originario, non basta piantumare due alberi».

Si sente assessore a termine?
«No. Sono a termine come tutti i miei colleghi, perché questo incarico è per sua natura a termine. In ogni caso ho già protocollato le mie dimissioni da sindaco».

Cosa farà questa settimana?
«Convocherò i sindacati

sulle vertenze più urgenti e poi vedrò le associazioni di categoria per avere un quadro di insieme di ciascuna area. E comincerò a girare l’isola. La Regione non è solo Cagliari».

@gcentore

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