Anche l’ex vescovo tra i truffati

Padre Atzei contattato da un falso funzionario che gli annuncia un finanziamento e chiede 4500 euro

SASSARI. Aveva colpito anche in Sardegna la banda sgominata dai carabinieri di Torino che in mezza Italia ha raggirato 86 religiosi tra responsabili di parrocchie, conventi, scuole cattoliche e case di riposo per anziani. Ed era stato l’ex arcivescovo di Sassari, padre Paolo Atzei - attuale responsabile dei frati Francescani a Oristano - a fare scattare uno dei filoni di indagine dopo essere rimasto a sua volta vittima dell’organizzazione criminale che gli aveva portato via 4500 euro. A capo della banda c’era una donna di Siracusa di 38 anni, soprannominata “la zia”: la donna era già ai domiciliari e si vantava di avere inventato un nuovo metodo per truffare preti, suore e religiosi in genere. Ieri la svolta nell’inchiesta: quattro persone sono finite in carcere, mentre otto sono state sottoposte a divieto di dimora e obbligo di firma. «Un grande risultato – ha detto il procuratore reggente di Torino Paolo Borgna che ha coordinato l’inchiesta – . La semplice truffa è un reato per cui non è prevista la custodia cautelare. Ma l'inchiesta ha permesso di riunire procedimenti penali già avviati presso altre Procure e contestare l’associazione a delinquere e la truffa aggravata». L’organizzazione criminale ha colpito da Torino a Palermo passando per Bergamo, Roma, Foggia e Oristano. E proprio qui, a essere truffato è stato l’ex arcivescovo di Sassari padre Paolo Atzei, rientrato nel convento oristanese di San Francesco al termine del suo mandato episcopale. Le frodi accertate sono complessivamente 86 per un guadagno di oltre 400mila euro. I religiosi raggirati hanno età comprese fra i 64 e gli 84 anni.

I fatti risalgono all’autunno dello scorso anno, quando monsignor Paolo Atzei - da poco rientrato nel convento di San Francesco - riceve una telefonata da un fantomatico funzionario del Comune che gli annuncia un contributo concesso al convento per 25mila euro. Una bella notizia, quindi, perchè le risorse sono destinate a una serie di lavori di manutenzione del convento e adiacente chiesa di San Francesco. C’è solo un piccolo problema, secondo il funzionario: c’è stato un errore e per evitare di perdere il finanziamento, occorre restituire circa 4500 euro. Padre Paolo non sospetta nulla e informa i frati che decidono di versare i soldi: un sacrificio grande, ma la somma era stata reperita. Poi la scoperta della truffa e la denuncia ai carabinieri. Le indagini, coordinate dal pm Paolo Scafi, sono scattate nell’ottobre 2018 dalla denuncia di un meccanico
torinese. Suo figlio si era rivolto alla banda per avere soldi necessari a comprarsi la droga. E i malviventi, per riaverli indietro con un alto tasso d'interesse, avevano minacciato lui e la famiglia. Dalle intercettazioni è poi emerso il fenomeno delle truffe ai religiosi.



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