«Ha minacciato di annodarmi il collo e l’ho denunciato»

Insulti razzisti a Sassari, parla la vittima: «Tutto per una fila in bagno, quell’uomo era violento. Ho letto tante fesserie, ho voluto tutelarmi e dire la mia»

SASSARI. «Per me la storia sarebbe finita lì: il solito ignorante maleducato che non ci pensa due volte a minacciare e insultare una donna. E poi le scuse del gestore. Si poteva tranquillamente mettere un punto. Ma in questi giorni ho letto molte falsità, e anche il titolare del bar il Cicchetto, che all’inizio è stato gentile e correttissimo e si è scusato in tutti i modi, ora sta fornendo una versione che non mi piace. Perciò ho deciso di prima di tutelarmi sporgendo denuncia in commissariato, e poi di raccontare una volta per tutte come sono andate le cose».

Cosa ha denunciato in questura?
«Le minacce di morte ricevute da quello che si è qualificato come l’addetto alla sicurezza del locale»

Quale è stata la frase?
«Vattene, se no ti annodo il collo».

Come è nato il diverbio?
«Dopo aver assistito alla Cavalcata, insieme al mio compagno e ad altri sei amici più i bambini, ci siamo fermati in Piazza Fiume nel banchetto allestito dal bar "Il cicchetto". Abbiamo consumato acqua e birra. Sono in cinta di 4 mesi e spesso devo andare in bagno. Insieme al mio compagno, sono andata alla toilette del locale. Mentre aspettavo che il servizio igienico si liberasse, ho visto che accanto all’ingresso c 'era un uomo, avrà avuto 30 o 40 anni, vestito in abito, giacca nera, camicia bianca e pantalone nero, alto circa 1,90 m, robusto, carnagione olivastra, calvo con capelli rasati ai lati. Era un addetto alla sicurezza? «Lui si è presentato così. Osservava l'afflusso della gente al bar e aveva l’atteggiamento di chi voleva comandare. Della serie: decido io chi deve entrare in bagno. Si rivolgeva ai clienti in modo maleducato, a uno ha detto: tu non fare lo spendido, stai calmino».

Poi cosa è successo?
«Dopo che il bagno è stato liberato, sono entrata io. Ho sentito qualcuno che bussava alla porta per accedere al servizio. Una persona che era in fila ha protestato, dicendogli di aspettare il suo turno. C’era prima lui, e spettava prima anche al mio compagno. Ma quello ha risposto che lui era un lavoratore del bar e quindi aveva la precedenza. È a quel punto che è intervenuto quell’omone vestito in modo elegante».

Cosa ha detto?
«Sono un dipendente del bar, comando io e decido io chi entra per primo. Io sapevo che dopo di me toccava al mio compagno e allora ho chiesto spiegazioni. L'uomo vestito in giacca mi ha detto di stare zitta. Io allora, visto il tono sgarbato, gli ho chiesto di qualificarsi. A che titolo si permetteva di dettare le regole. E lui: sono un dipendente del bar e tu invece chi c..o sei?» Ho risposto di essere una cliente, di avere il diritto di accedere al bagno, e come si permetteva di rivolgersi così a una donna tra l’altro incinta? A quel punto mi ha insultata: "Tu sei una stronza"».

E lei come ha reagito?
«Gli ho risposto in lingua spagnola: " Stronza è la madre que te pario (che ti ha partorito)" . Me ne sono subito vergognata, ma in quel momento mi è uscita dal cuore».

A quel punto l’ha minacciata di morte?
«Mi ha detto: “ vattene se no ti annodo il collo". Allora il mio compagno, preoccupato per la situazione, è intervenuto dicendo: tu non fai proprio niente. L’energumeno però si è diretto verso di lui facendo capire di voler passare alle vie di fatto e avvicinandosi per cercare lo scontro fisico. Per fortuna che il titolare, che in quel momento si trovava dietro il bancone, si è reso conto che la situazione stava degerando ed è intervenuto bloccando la reazione violenta dell’uomo. Poi il titolare del bar ci ha accompagnato fuori dal locale scusandosi ripetutamente dell’inconveniente accaduto».

Diversi clienti che hanno assistito alla scena sono rimasti indignati anche per la frase razzista “Tu vai via, brutta negra”.
«Noi siamo usciti di fretta per evitare il peggio e sinceramente non ho sentito quelle parole. Fuori dal bar però tre donne di 45/50 anni che non avevo mai visto prima si sono avvicinate a me, dicendo di aver assistito a tutta la scena, e di provare vergogna per quanto accaduto: l'uomo aveva avuto un comportamento inqualificabile nei nostri confronti e non rappresentava la Sardegna, che invece è ricca di persone cordiali ed educate. Suppongo che le frasi razziste le abbia rivolte mentre stavo andando via, e non mi stupisco affatto, perché da una persona che tratta in questo modo arrogante e aggressivo una donna incinta, mi aspetto qualsiasi cosa».

Il gestore l’ha invitata a ritornare nel locale per un abbraccio.
«Io ho accettato volentieri le sue scuse e mi hanno rincuorato. Lui in quella circostanza è stato gentile e corretto. Ma non credo che metterò più piede nel suo bar. Non mi sono piaciute due cose che ha fatto dopo: la prima è aver detto che si è trattato di un litigio tra due clienti, perché non siamo scemi ed era palese che quel tale non era un cliente».

E la seconda?
«L’altra è il video che ha pubblicato, lui accanto a un suo amico nero a testimoniare lo spirito di accoglienza del bar Il Cicchetto. Lo trovo patetico e di cattivo gusto, anche da parte di chi

si è prestato a questa sceneggiata. Perché l’ospitalità e l’educazione verso persone di altre nazionalità o con un colore di pelle diverso non può essere un vanto: è la base, la prima regola, l’abc della sua professione. Il gestore le aveva già dimostrate. Che bisogno c’era di questo video?».

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