Tritolo in auto per incastrare l’ex

Attentati e calunnie per impedire all’uomo di vedere la figlia contesa. In cella la donna e due complici

SORSO. La fine di una relazione e una figlia contesa tra un uomo e la sua ex compagna, disposta a tutto pur di non far vedere la bambina al papà. Persino a mettergli del tritolo in macchina per farlo arrestare. Ci sarebbe questo all’origine dei due anni da incubo vissuti da un cameriere di Sorso che alla fine – esasperato – ha chiesto aiuto ai carabinieri.

All’uomo è stata prima bruciata la macchina sotto casa, poi gli sono stati recapitati dei proiettili in una busta e poi è stata imbrattata un’altra auto di sua proprietà con del sangue animale. Dalle minacce e gli attentati gli aguzzini sono poi passati alle calunnie, facendo ritrovare dai carabinieri prima del tritolo all’interno della sua vettura e infine un vecchio fucile nella sua casa di campagna, con l’intento di farlo arrestare.

In manette sono finiti invece i presunti responsabili di una lunga persecuzione ai danni del cameriere. Una rappresaglia iniziata a metà del 2017 e andata avanti fino a poco tempo fa. In carcere con l’accusa di detenzione di esplosivi e calunnia sono finiti una donna: A.C. di Sennori; suo cognato E.B. di Sorso e un loro amico, G.G., residente a Palmadula.

L’indagine condotta dal nucleo operativo dei carabinieri di Porto Torres e dai militari della stazione di Sorso è andata avanti per circa due anni.

Secondo gli inquirenti A.C. avrebbe chiesto aiuto alle altre due persone arrestate per far finire nei guai il suo ex compagno e impedirgli così di vedere la loro figlia, nonostante un’ordinanza del tribunale glielo consentisse. Stamattina, difesi dagli avvocati Paolo Spano, Enrico Cossu e Angelo Vacca, i tre arrestati compariranno davanti al gip Gian Cosimo Mura che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dai carabinieri. Durante la lunga indagine le utenze telefoniche dei tre arrestati erano finite sotto controllo e anche grazie alle loro conversazioni gli inquirenti sarebbero riusciti a chiudere il cerchio. Era iniziato tutto con un’auto incendiata nel 2017, ma poco tempo dopo i carabinieri della stazione di Sorso guidati inizialmente dal maresciallo Alessandro Masala e nell’ultimo periodo dal maresciallo Stefano Robaldo, avevano capito di trovarsi davanti a qualcosa di più grosso. Dell’indagine avevano iniziato a occuparsi anche gli investigatori del nucleo operativo di Porto Torres e proprio da una cabina telefonica della città turritana a febbraio dello scorso anno era partita una
telefonata anonima al 112 che segnalava la presenza di tritolo all’interno dell’auto del cameriere i Sorso. L’esplosivo c’era veramente e l’uomo aveva rischiato di finire in manette, ma i carabinieri hanno scoperto che dietro c’era tutta un’altra storia.

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