l’inchiesta per il tritolo nell’auto del cuoco 

Sorso, voleva fare arrestare l’ex per terrorismo

SORSO. Ha rischiato di finire in carcere con la pesantissima accusa di terrorismo il cuoco di Sorso, vittima per due anni di una serie e di attentati e rappresaglie per cui sono stati arrestati l’ex...

SORSO. Ha rischiato di finire in carcere con la pesantissima accusa di terrorismo il cuoco di Sorso, vittima per due anni di una serie e di attentati e rappresaglie per cui sono stati arrestati l’ex compagna A.C. sennorese di 37 anni, il cognato di lei E.B., 42 anni di Sorso e un amico di quest’ultimo G.G, 43 anni di Palmadula.

La sera dell’11 febbraio del 2018 e la mattina del giorno successivo due telefonate anonime, partite da una cabina telefonica di Porto Torres, avevano segnalato alle centrali operative del 112 e del 113 che all’interno dell’auto del cuoco, posteggiata a Sorso, era stato nascosto del materiale esplosivo. «Vuole far saltare in aria un centro migranti» aveva riferito una voce anonima prima ai carabinieri e poi alla polizia.

E in effetti la perquisizione all’interno dell’auto da parte dei militari della compagnia di Porto Torres e degli artificieri dell’Arma aveva portato al rinvenimento di un candelotto di gelatina esplodente della lunghezza di 20 centimetri e del peso di 100 grammi. Il cuoco aveva rischiato di finire in carcere, ma i carabinieri per fortuna avevano capito in fretta che dietro si nascondeva un’altra storia. All’origine di quella messa in scena e di una lunga serie di attentati e calunnie, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stata la fine di una relazione e una figlia contesa tra il cuoco e la sua ex compagna, disposta a tutto pur di non fargli vedere la bambina. Persino a mettergli dell’esplosivo in macchina per farlo finire in manette con l’accusa di terrorismo, con la complicità del cognato e di un’altra persona.

Ieri mattina i tre arrestati, difesi dagli avvocati Paolo Spano, Enrico Cossu e Angelo Vacca, sono comparsi nel carcere di Bancali davanti al gip Gian Cosimo Mura che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri. Tutti e tre hanno risposto alle domande del giudice e tutti e tre – attraverso i legali – hanno chiesto di tornare in libertà. Solo E.B. ha fatto qualche parziale ammissione, assumendosi la responsabilità di alcuni episodi contestati nell’ordinanza e scagionando la cognata. Mentre G.G., che fino al 2014 aveva lavorato in una cava di argilla a Fiume Santo, ha respinto con forza l’accusa di aver recuperato per conto di E.B. il materiale esplosivo.

I tre arrestati sono accusati inoltre di aver
nascosto in un terreno di proprietà del cuoco prima un fucile e poi una pistola, sempre con l’intento di far finire l’uomo nei guai. E in un’occasione di aver occultato un registratore nello zaino della figlia di A.C. e del cuoco per carpire informazioni sulla vita dell’uomo.



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