Mensa Ersu, pasti appesi a un filo

Sechi rassicura: «Servizio garantito». Ma la Marconi è in concordato da aprile e non paga i dipendenti

SASSARI. Mille e cinquecento pasti al giorno serviti ormai regolarmente in stoviglie di plastica, e con file da fare sempre più lunghe. Oltre trenta lavoratori in stato di agitazione, senza paga da oltre un mese, in attesa di un chiarimento che difficilmente arriverà con i vertici aziendali della “Marconi”, azienda che gestisce in appalto da oltre due anni il servizio di somministrazione dei pasti e la pulizia di piatti e stoviglie all’interno della mensa universitaria dell’Ersu. Azienda che galleggia a fatica, con una istanza di concordato fallimentare già presentata al tribunale di Isernia e il Durc (il documento unico di regolarità contributiva) negativo da marzo. E, a gestire l’esplosiva situazione che potrebbe far deflagrare la ristorazione universitaria in città, i vertici dell’Ente regionale, che da una parte rassicurano gli studenti sul fatto che il servizio continuerà, e i disagi saranno contenuti. E dall’altra studia il modo meno doloroso per uscire dalle secche di un servizio che potrebbe crollare da un giorno all’altro.

Mercoledì il presidente Massimo Sechi e il direttore Generale Antonello Arghittu sono andati nella struttura di via dei Mille, mentre gli studenti pranzavano. «Come vedete – hanno detto in un filmato pubblicato sulla pagina facebook dell’Ente – la mensa funziona. Stiamo erogando i pasti con regolarità, qualche rallentamento dovuto alla mancanza di quale addetto, ma una cosa sopportabile. Stiamo cercando di garantire il pasto regolarmente mattino e sera agli studenti. Ragazzi state tranquilli, la mensa è in funzione e non chiude, stiamo garantendo il servizio e lo garantiremo fino alla fine dell’anno accademico».

In realtà a non essere tranquilli sono proprio Sechi e Arghittu, che camminano sulle uova nel braccio di ferro con la Marconi, a cui non hanno versato l’ultima trance di pagamenti a causa del Durc irregolare (soldi che, anche a causa del concordato fallimentare in corso, sono congelati e non possono assolutamente essere usati, come richiesto dai sindacati, ai lavoratori). Ditta con cui l’Ersu cerca però di tenere tutti i canali di comunicazione aperti. «Ci troviamo tra l’incudine e il martello - sottolinea il direttore generale Antonello Arghittu - perché il nostro ente non è la controparte dei lavoratori ma è esclusivamente un ente fruitore di un servizio che, ad oggi, non ci viene garantito al cento per cento». «Stiamo valutando le azioni da intraprendere, nel rispetto delle leggi che regolamentano il delicato mondo degli appalti pubblici – spiega Massimo Sechi – cercando di mediare il più possibile con la ditta Marconi, i dipendenti e le sigle sindacali. Quel che è certo è che vogliamo evitare un interruzione dei servizio, o un passaggio traumatico da un gestore all’altro, che potrebbe costare caro all’ente, agli studenti e anche ai lavoratori. Ci muoviamo con cura e attenzione, e chiaramente nel pieno rispetto delle leggi».

Per ora la soluzione tampone è stata passare alle stoviglie di plastica per ovviare ai problemi della pulizia di piatti e stoviglie. Ma non si potrà andare avanti all’infinito. Anche perché se, come sembra, dovesse saltare anche lo stipendio di maggio i lavoratori, già a ranghi ridotti all’osso e assolutamente non sufficiente
per garantire gli standard ottimali del servizio, potrebbero passare dall’agitazione allo sciopero. Il tentativo è di passare giugno, e ragionare a bocce ferme in estate. Sperando che la Marconi nel mentre non salti per aria, lasciando a bocca asciutta gli universitari sassaresi.

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