Sassari restò a secco per sei giorni di fila, Abbanoa a processo

Per l’ex ad Ramazzotti prima udienza fissata a luglio. Tra il 2015 e il 2016 oltre 50 ordinanze di non potabilità

SASSARI. Difficile lasciarsi alle spalle i grattacapi Abbanoa. Anche se sei andato via da un anno, anche se hai ceduto il testimone di amministratore unico della società. L’ex manager Alessandro Ramazzotti dovrà comparire davanti al giudice l’1 luglio per rispondere del reato di interruzione di pubblico servizio. Il gestore idrico aveva lasciato a secco Sassari per sei giorni consecutivi e il sindaco si era rivolto alla Procura.

In verità il braccio di ferro con l’amministrazione comunale era iniziata un anno prima. Nel 2015 l’acqua dai rubinetti aveva assunto le tonalità più improbabili, dal marrone ruggine al Tantum Rosa. Il servizio Igiene della Usl era costretta a un tour de force, certificando a ogni controllo lo sforamento dei parametri di purezza. E il sindaco Nicola Sanna, ad ogni comunicazione di non potabilità, doveva prendere carta e penna e vietare il consumo idrico domestico. Trentasei ordinanze collezionate in un anno.

Nel 2016 il rosario sembra non cambiare. Così al quindicesimo provvedimento arrivato a ridosso della Cavalcata, il primo cittadino decide di ingaggiare una guerra con Abbanoa: il 20 maggio intima al gestore di assicurare un servizio di approvvigionamento idrico alternativo per alleviare gli enormi disagi ai residenti dei quartieri a secco e agli operatori economici. E quando le autobotti e le rastrelliere non vengono predisposte, scatta la denuncia penale per interruzione di servizio.

Il fascicolo arriva sulla scrivania del pubblico ministero Cristina Carunchio che vuole vederci chiaro. Per prima cosa scrive nel registro degli indagati Ramazzotti, e poi chiede ai vigili urbani di Sassari di effettuare dei controlli nell’impianto di potabilizzazione di Truncu Reale.

Il comandante Gianni Serra il 22 maggio del 2016 fa scattare il blitz. Il magistrato vuole una relazione sul corretto funzionamento dei macchinari. Ha incaricato due consulenti tecnici, un chimico e un biologo, per effettuare una serie di prelievi all’interno dei vasconi. Questi accertamenti serviranno a stabilire se lo sforamento dei parametri di potabilità avviene durante l’attraversamento delle condotte logorate, così come sostiene Ramazzotti, oppure se le carenze siano a monte, ovvero durante il filtraggio e la lavorazione dell’acqua a Truncu Reale.

La polizia locale, durante il sopralluogo, acquisisce anche tutta la documentazione sugli obblighi del gestore idrico, con le note di Egas (il controllore) e gli esiti dei campionamenti sulla qualità dell’acqua svolti dall’Asl. Il dossier è molto dettagliato, e si inspessisce ancora di più grazie alla relazione che il responsabile tecnico dell’impianto di Truncu Reale, licenziato da Abbanoa per imperizia e negligenza, e poi reintegrato su disposizione del Tribunale, aveva consegnato ai magistrati: una radiografica impietosa del potabilizzatore,
che evidenziava inefficienze, malfunzionamenti e mancate manutenzioni.

Ecco perché l’interruzione di pubblico servizio è solo un filone di un’inchiesta molto più estesa sull’acqua inquinata a Sassari. E gli ulteriori sviluppi giudiziari potrebbero arrivare a breve.



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