Militare di Bono morto sulla Statale 129, funzionari Anas a giudizio

Dovranno rispondere di omicidio colposo e omessa manutenzione stradale. L’incidente due anni fa: un carabiniere era stato trafitto dal guardrail

NUORO. Sono stati rinviati a giudizio tre dei quattro funzionari dell’Anas accusati di omicidio stradale e cooperazione nel delitto colposo per la morte di Gianfranco Fae, il carabiniere 50enne di Bono deceduto due anni fa lungo la statale 129, trafitto dal guardrail. I tre imputati, Siro Mascia capo nucleo manutenzioni, Pierpaolo Ruggeri capo centro manutenzioni e Giovanni Satta capo cantoniere, dovranno rispondere davanti al giudice di omessa manutenzione della rete stradale.

Ieri mattina il gup di Nuoro Teresa Castagna ha, invece, emesso sentenza di non luogo a procedere per non aver commesso il fatto, nei confronti di Enrico Atzeni, direttore dell’Area tecnica, e rigettato la richiesta di incidente probatorio avanzata dai legali degli imputati, gli avvocati Andrea Pogliano, Matteo Pinna e Maria Francesca Fenu, al fine di accertare, attraverso una perizia, se la morte del militare sarebbe avvenuta anche se le barriere fossero state sistemate in modo diverso rispetto a come si trovavano il giorno in cui è avvenuta la tragedia. Il giudice ha ritenuto esaustiva la relazione della polizia stradale. Secondo l’accusa (pm Riccardo Belfiori) i funzionari Anas non avrebbero segnalato o ripristinato la barriera continua, dove è avvenuto l’incidente, con terminali a norma fissati con appositi bulloni. Il processo si aprirà il prossimo 16 ottobre. I familiari del militare: la moglie, i genitori e il fratello si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocato Gianluigi Mastio che si era opposto all’archiviazione del caso.

L’auto su cui viaggiava Gianfranco Fae, un’Audi A3, aveva sbandato ed era finita contro la barriera metallica che come una lama affilatissima si era conficcata all’interno dell’abitacolo uccidendo sul colpo il conducente. Da una prima ricostruzione della tragedia, si era ritenuto che non ci fossero elementi di rilevanza penale tanto da attribuire le cause della morte del militare a un semplice malore. Alla richiesta di archiviazione, però, si era opposta la famiglia che attraverso il proprio legale aveva sollecitato ulteriori indagini. La salma del carabiniere era stata

riesumata e dalla perizia medico legale era risultato che Gianfranco Fae non avesse mai sofferto di patologie che avrebbero potuto causargli una morte improvvisa. Il militare, insomma, non era già morto prima che la sua auto si schiantasse contro il guardrail. (r.cr.)
 

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