Graziano Mesina a casa: sono stato ben accolto

Primi giorni dopo la liberazione inattesa per decorrenza dei termini. Nella sua Orgosolo saluti, abbracci e strette di mano per l'ex bandito 

ORGOSOLO.

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«Graziano,
Grazià! Vieni qui, che ti stringo la mano, bentornato in paese». Alle 15.20 di sabato 8 giugno, sotto un sole cocente e 34 gradi di afa implacabile, una Fiat Punto bianca inchioda all’ingresso di via Sicilia, a pochi passi dalla caserma dei carabinieri inaugurata qualche settimana fa, il conducente abbassa a razzo il finestrino, e comincia a sbracciarsi per attirare l’attenzione. «Graziano, Grazià, avvicinati», dice l’uomo all’interno dell’auto. Graziano Mesina non si fa pregare, si allontana per qualche secondo dalle sue avvocate Beatrice Goddi e Maria Luisa Vernier che lo avevano accompagnato in caserma per assolvere al suo primo obbligo di firma giornaliero, e si avvicina al compaesano. «Grazie mille, grazie» gli dice abbassandosi fino all’altezza del conducente, senza aggiungere altro. Poi si gira, rivolto ai pochi presenti davanti alla stazione dell’Arma, sfodera un sorriso disteso e dice «Sono contento, il paese mi ha accolto bene. E ora penso al futuro e attendiamo la Cassazione».

Ed è stata una giornata di strette di mano e pacche sulle spalle, quella trascorsa ieri dall’ex bandito di Orgosolo. Le sue prime 24 ore da scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, dopo sei anni a Badu ’e Carros in attesa del giudizio definitivo al processo per traffico internazionale di droga, Graziano Mesina le trascorre alzandosi presto dal letto, facendo qualche breve passeggiata tra le strade ancora sonnolente di Orgosolo, una capatina al market a due passi da casa, e ascoltando soprattutto il consiglio di una vicina e di tanti altri compaesani. «Abbarra calmu, Grazià», ovvero adesso stai tranquillo e soprattutto vola basso, molto basso.



E che non voglia ripercorrere la strada del passato, soprattutto in termini di gestione della sua immagine e della sua presenza in pubblico, lo si capisce subito da ieri mattina, quando le sue avvocate escono dalla casa di corso Repubblica che Mesina ha scelto come domicilio – quella dove vive la sorella Peppedda e il nipote e ingegnere Giancarlo – e a chi chiede loro notizie e lumi, ripetono con fermezza che no, stavolta hanno deciso di non dire nulla. «Abbiamo scelto la linea del silenzio, nell’interesse del nostro cliente – spiegano, mentre dal corso si avviano a piedi verso la piazza vicina – ci sono tante cose in ballo e questa è una fase molto delicata: c’è ancora la Cassazione. Per questo, sia noi sia il nostro cliente Mesina, abbiamo deciso la linea del silenzio».

E nel pieno rispetto di questa linea, non a caso, ieri mattina, Graziano Mesina, la sua prima passeggiata per Orgosolo, decide di farla quando ancora la gran parte dei compaesani non è uscita di casa, e c’è fresco, e si può godere in pace il ritorno lontano da telecamere, microfoni e taccuini. E così, di buon’ora Mesina esce dall’appartamento della sorella Peppedda, fa una breve passeggiata lungo le strade del centro, poi entra al market a pochi metri dalla sua nuova residenza, sempre in corso Repubblica, per fare qualche acquisto. E poi torna a casa dove incontra le sue avvocate. Con le legali, la nipote Pasqualina, e qualche altro amico e familiare stretto, Mesina aveva festeggiato la sera prima in un ristorante del paese. Una cenetta tra pochi intimi, molti ricordi e altrettanta voglia di guardare avanti e sperare nel futuro. «Sono contento di essere di nuovo in paese», ripete lui, poco prima di entrare in caserma, nel primissimo pomeriggio, per assolvere al suo primo obbligo di firma disposto dai giudici. Per l’occasione, all’appuntamento obbligatorio, Mesina arriva con più di dieci minuti di anticipo. È in auto con le sue due avvocate e la nipote Pasqualina. Scende dalla Punto bianca, lato passeggero, davanti all’ingresso della caserma dove lo attende il comandante Carlo Castellucci, si aggiusta la maglietta nera, ma da subito viene attirato dalla voce di un compaesano che gli dà il bentornato. «Sono contento – ripete senza aggiungere molto altro – contento di essere rientrato in paese, Orgosolo mi ha accolto bene».
 

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