Porto Torres, truffa al Ministero: denunciati i dirigenti della Turris Sleeve

Contestato un danno erariale di oltre due milioni di euro. Gli indagati: «Operato corretto, nessun reato commesso» 

SASSARI. “Ricostruire il lavoro”, l’avevano battezzato così quel passaggio innovativo che - per la prima volta in Italia - vedeva gli operai protagonisti del rilancio di un’azienda. Da cassintegrati a padroni del loro destino, rinunciando alla liquidazione e ad altre indennità per investire nel futuro. Così erano nate Isolex e Turris Sleeve, società coperative presenti in spazi liberi dentro il Petrolchimico di Porto Torres. Applausi e complimenti da tutti, anche dall’allora ministro del Lavoro Giuliano Poletti e del presidente della Regione Francesco Pigliaru che arrivarono in visita in fabbrica con il sindaco Wheeler.

Sono passati circa due anni e il clima sembra improvvisamente cambiato, Una indagine della Guardia di finanza del comando provinciale di Sassari avrebbe fatto emergere nell’operazione Turris Sleeve una presunta truffa ai danni del ministero dello Sviluppo economico, con un danno erariale di oltre 2 milioni di euro. Quattro gli indagati, tra cui due dei protagonisti di quel progetto innovativo: Tonino Tanda, imprenditore ed ex amministratore comunale molto noto nel territorio, e suo figlio Gian Luca (anche lui imprenditore), attuale consigliere comunale del Partito democratico a Porto Torres.

I finanzieri hanno depositato alla procura della Repubblica di Sassari una denuncia per il reato di truffa aggravata con conseguente segnalazione alla Procura regionale della Corte dei conti di Cagliari per un presunto danno erariale di 2,1 milioni di euro. I fatti risalgono al 2017: secondo la Finanza la cooperativa formata dai lavoratori per avviare l’attività innovativa (produzione di sleeve, tubolari termoretraibili in materiale plastico) ha ottenuto dal ministero dello Sviluppo economico un finanziamento a fondo perduto per acquistare un capannone industriale e un impianto: valore 400mila euro. Il leasing, invece, era stato garantito dalla Sfirs (la finanziaria regionale) con fondi che gravavano sul Fondo europeo di sviluppo regionale per un milione e 743 mila euro.

Dagli accertamenti successivi sarebbe emerso che l’impianto non era in grado di funzionare e di produrre sleeve commercializzabile in quanto differente da quello presentato in progetto. Gli ispettori del Ministero e la stessa società di leasing - secondo gli investigatori - sarebbero stati tratti in inganno con false perizie.

Ieri Tonino e Gian Luca Tanda - attraverso il loro legale, l’avvocata Liliana Pintus hanno respinto ogni accusa.

«Gli indagati non hanno commesso alcuna truffa o altra ipotesi di reato ma fidandosi di tecnici e presunti esperti del settore – ha detto il legale – hanno tentato di mettere in piedi un’iniziativa imprenditoriale che ha avuto l’avallo del sistema finanziario nazionale che evidentemente aveva valutato positivamente l’impresa; impresa che era destinata a rilanciare l’industria nella zona di Porto Torres, recuperando anche i lavoratori espulsi dal circolo produttivo della chimica.
Le indagini e l’esame dei documenti evidenzierà l’assoluta correttezza nell’operato degli indagati e l’assenza di qualsiasi ipotesi di reato da parte loro che, per questo, confidano nella Giustizia che, di questi tempi, non è cosa da poco».

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