Oculistica, le sale operatorie sono ferme

Mancano i presìdi essenziali e alle Cliniche disagi per i pazienti, problemi per le risorse e niente assunzioni e investimenti 

SASSARI. I reparti di Ozieri e Alghero da quattro giorni hanno sospeso l’attività operatoria. La struttura complessa di Sassari invece continua a macinare alla giornata. E tutto per mancanza di programmazione sanitaria, di lungimiranza e di investimenti. C’è molta miopia in chi amministra le risorse. Ed è un vero peccato, perché l’oculistica del nord Sardegna ha sempre rappresentato un’eccellenza, e questo potenziale rischia di essere dilapidato.

Partiamo dalla fine, cioè dall’emergenza dell’ultima settimana: non si possono fare operazioni di cataratta perché i medici non hanno a disposizione il minimo sindacale per svolgere il proprio lavoro. Si parla di cristallini artificiali ad Ozieri, o di semplici cerotti ad Alghero. Ma gli scaffali spesso restano sguarniti per gli aghi, per le mascherine chirurgiche, soluzione fisiologica e via dicendo. Insomma, i presìdi più banali ma indispensabili per una sanità un tantino superiore agli standard da terzo mondo. L’Ats, da parte sua, è consapevole del disservizio. Si tratta di un ritardo nell’approvvigionamento dei materiali, e nell’arco di qualche giorno la carenza verrà risolta.

Purtroppo la scarsità di attrezzature e materiali parte da un problema a monte: il ritardo di anni nel predisporre i nuovi appalti per i fornitori. Le gare sono scadute anche da dieci anni, le proroghe hanno funzionato sino un paio d’anni fa, poi, siccome la legge non le consente, i magistrati hanno cominciato a indagare tutti i dirigenti che continuavano a utilizzare questo strumento con la scusa delle urgenze. Da quel momento in poi nessuno ha più messo una firma. Risultato: in Aou e in Ats si naviga a vista. C’è una gara regionale che risolverebbe molte lacune, ma ancora non è stata recepita. I fornitori, che in genere tappavano le falle riempendo gli scaffali vuoti anticipando le fatture, adesso hanno chiuso i rubinetti. Ed ecco da dove nasce la rincorsa quotidiana al farmaco o al presidio mancante.

Questo però è solo un aspetto di questa progressivo abbassamento del livello delle prestazioni. L’Oculistica dell’Aou di Sassari, che vanta eccellenze nel trapianto di cornea e nella chirurgia della retina e del glaucoma, non sta affatto investendo su questo potenziale. Innanzitutto a pagare il prezzo della scarsa lungimiranza dei vertici della sanità, sia attuali che precedenti, sono i pazienti: una delle prestazioni erogate con più frequenza riguarda le iniezioni intravitreali, con le quali vengono iniettati dei farmaci utili a curare svariate patologie. Questo tipo di trattamenti nella stragrande maggioranza dei centri vengono erogati in regime ambulatoriale, mentre a Sassari richiede un intervento chirurgico. Innanzitutto comporta un incremento di spesa che da 250 euro sale 1500. Ma poi un enorme dispendio di energie: quindi i quindici vecchietti con l’occhio malandato che si presentano la mattina per la visita, dovranno attendere che gli specialisti abbiano terminato tutte le pratiche chirurgiche. Se tutto va bene se ne riparla alle 18, facendo anticamera in un’angusta sala d’aspetto in comproprietà con i reparti di Maxillo facciale e Chirurgia pediatrica.

I chirurghi avevano fatto richiesta di cambiare il regime delle iniezioni intravitreali in ambulatoriali, ma la Regione aveva risposto picche.

Altra palla al piede riguarda la seconda sala operatoria: i figli dell’ottico Delogu, nel ricordo del padre, avevano donato all’Aou 25mila euro per la realizzazione di una seconda sala attrezzata. È pronta da un anno, ma non può entrare in funzione perché mancano gli accreditamenti regionali. Eppure per una struttura che macina circa 3000 interventi ad alta complessità e 2000 iniezioni intravitreali l’anno, sarebbe stata fondamentale.

Infine la questione di professionalità e di raccolta di testimone. Pare che il direttore di Oculistica, Francesco Boscia, stia per andare via da Sassari. Nella sua equipe, vista l’assenza totale di nuove assunzioni, il ricambio generazionale
è pari a zero. I medici sono avanti con gli anni e si rischia di disperdere le elevate competenze maturate, proprio perché non si intravvedono giovani sostituti già formati, e in grado di portare avanti a lungo termine l’eredità della chirurgia della retina o dei trapianti di cornea.

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