Crollo Rotonda, chiesti 5 rinvii a giudizio

Dirigenti dei Comuni di Sassari e Sorso imputati dopo il cedimento del 2015 a Platamona. Due ragazzi rimasero schiacciati

SASSARI. Uno di loro si è dedicato anima e corpo allo studio (è iscritto alla facoltà di Chimica) per tentare di superare tutte le difficoltà legate ai continui attacchi di panico di cui ancora oggi soffre quando si trova in luoghi aperti, terrazze, balconi o qualsiasi sporgenza che gli ricordi il muro della Rotonda. Quel cumulo di massi che crollò addosso a lui e ai suoi amici un pomeriggio d’estate di quattro anni fa.

Per quel disastro, in sede di udienza preliminare, il pubblico ministero Enrica Angioni ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque dirigenti. Due del Comune di Sassari: Marge Cannas e Claudio Castagna (assistiti dall’avvocato Nicola Satta) e tre del Comune di Sorso: Maurizio Loriga, Mario Cappai e Marco Delrio (difesi da Gabriele Satta). Tutti sono accusati di crollo e disastro colposo. Il 10 luglio il giudice Michele Contini deciderà se dovranno o meno affrontare un processo.

I cinque professionisti erano finiti sotto inchiesta perché in quegli anni avevano gestito il settore Lavori pubblici delle rispettive municipalità e la Procura di Sassari aveva contestato loro imperizia, negligenza e imprudenza per non aver eseguito i controlli, le manutenzioni e tutto ciò che era nelle loro competenze per evitare la frana. In quell’incidente erano rimasti feriti alcuni ragazzi, due in modo grave perché erano stati schiacciati dai massi e dai detriti. Altri amici se l’erano cavata con contusioni ed escoriazioni, almeno per quanto riguarda l’aspetto fisico. Perché poi ci sono i danni a livello psicologico, sui quali i ragazzi – che si sono affidati a degli specialisti – stanno ancora lavorando. Le famiglie si sono rivolte agli avvocati Stefania Marras, Lisa Udassi e Michele Torre per essere tutelati davanti al giudice.

La storia. I ragazzini, quel giorno di luglio, erano seduti in spiaggia all’ombra del muro, non avevano fatto in tempo a scappare e a mettersi in salvo quando i massi erano venuti giù. Uno di loro era addirittura rimasto incastrato con la testa tra due grosse pietre. Le conseguenze cliniche erano state molto serie: rianimazione, varie fratture, lungo ricovero in Ortopedia, interventi chirurgici e un’estenuante fisioterapia.

Ma gli imputati si sono sempre difesi dalle accuse sostenendo che la responsabilità di quella frana non potesse essere attribuita a loro. Durante l’incidente probatorio c’era stato uno scontro tra periti. Da una parte Sabrina Cucinotta, nominata dal gip: «Se anche nel muro non c’erano segni visibili di lesioni, il crollo era comunque prevedibile. Sarebbe stato opportuno, negli anni, eseguire un esame approfondito considerato che la costruzione risale a sessant’anni fa ed è esposta alle correnti marine». Dall’altra i consulenti della difesa: «Una legge regionale del 2006 stabilisce che “le opere difficilmente amovibili” – ed è il caso del muro di Platamona – sono di competenza del demanio e non dei Comuni». Avevano poi aggiunto che il muro era stato costruito negli anni Cinquanta nel pieno rispetto delle norme. «Era in perfette condizioni e non
si poteva certo prevedere ciò che poi è accaduto». A supporto di queste considerazioni era stata prodotta la determina del 2014 con la quale proprio la dirigente indagata disponeva accertamenti nella zona. E in quell’occasione venne stabilito che non esisteva alcun pericolo di stabilità.

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