Crollo Rotonda di Platamona, in 5 a processo

Rinviati a giudizio i dirigenti dell’epoca dei Comuni di Sassari e Sorso. La prima udienza a dicembre

SASSARI. Il 10 dicembre dovranno presentarsi tutti e cinque in aula davanti al giudice Salvatore Marinaro per l’inizio del processo che li vede imputati di crollo e disastro colposo in seguito all’incidente di quattro anni fa alla rotonda di Platamona, quando venne giù il muro di contenimento che travolse alcuni ragazzini.

È arrivata ieri la decisione del giudice dell’udienza preliminare Michele Contini che, così come chiesto dal sostituto procuratore Elisa Angioni, ha rinviato a giudizio cinque dirigenti comunali. Due di Sassari: Marge Cannas e Claudio Castagna (assistiti dall’avvocato Nicola Satta) e tre del Comune di Sorso: Maurizio Loriga, Mario Cappai e Marco Delrio (difesi da Gabriele Satta). E se da una parte i legali sono certi di poter dimostrare durante il dibattimento l’innocenza dei loro assistiti – che erano finiti sotto inchiesta perché in quegli anni avevano gestito il settore Lavori pubblici delle rispettive municipalità – dall’altra parte la Procura rappresentata dal pubblico ministero Angioni ritiene che i cinque professionisti non abbiano eseguito i controlli, le manutenzioni e tutto ciò che era nelle loro competenze per evitare la frana del luglio 2015.

In quell’incidente erano rimasti feriti alcuni ragazzi, due in modo grave perché erano stati schiacciati dai massi e dai detriti. Altri amici se l’erano cavata con contusioni ed escoriazioni. Le famiglie si sono rivolte agli avvocati Stefania Marras, Lisa Udassi e Michele Torre per essere tutelati davanti al giudice. Anche perché i ragazzi – all’epoca ancora minorenni – hanno riportato conseguenze a livello psicologico, oltre che fisico. Quel pomeriggio d’estate erano seduti in spiaggia all’ombra del muro, non avevano fatto in tempo a scappare e a mettersi in salvo quando i massi erano venuti giù. Uno di loro era addirittura rimasto incastrato con la testa tra due grosse pietre. Era finito in rianimazione, con varie fratture, un lungo ricovero in Ortopedia, interventi chirurgici e un’estenuante fisioterapia. Ma gli imputati si sono sempre difesi dalle accuse sostenendo che quella frana non potesse essere una loro responsabilità e che il crollo non fosse un evento prevedibile perché il muro non presentava segni di cedimento. Ma per l’accusa
la manutenzione e il controllo dovevano essere comunque garantiti, anche se non c’erano segni visibili di lesioni.

Durante il processo le prove documentali e testimoniali prodotte dalle parti serviranno proprio a chiarire questi aspetti.

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