«L’Università è utile e neutrale»

Il rettore racconta come è nata l’inedita collaborazione per la formazione della giunta Campus

SASSARI. Due docenti universitari “prestati” dall’Università all’amministrazione comunale come assessori tecnici, il rettore Massimo Carpinelli che li presenta in conferenza stampa insieme con il neo eletto sindaco Nanni Campus. Una novità assoluta che ha suscitato curiosità, ma anche perplessità. «La conferenza stampa congiunta sottolinea la volontà di due istituzioni fondamentali per il territorio di lavorare insieme per il bene della città». Dagli Usa, Massimo Carpinelli risponde alle domande su questa “prima volta”.

Se è apparso subito chiaro il senso della collaborazione tra istituzioni, non una novità assoluta, la conferenza stampa congiunta sua e del sindaco è invece apparsa a tanti come una anomalia. Rettore Carpinelli, ci spiega il senso di questa iniziativa?

«Come lei dice, accade spesso che professori universitari abbiano ruoli politici. Di solito però si tratta di persone che appartengono già al mondo della politica o sono direttamente parte di uno schieramento politico. In questo caso, invece, i due docenti non appartengono a nessuno schieramento politico. Ciò nonostante, è stata la politica a sentire il bisogno di coinvolgerli. L’elemento di grande novità è che il sindaco Campus ha voluto condividere con l’Università questa scelta».

E la conferenza stampa?

«La conferenza stampa sottolinea la volontà di due istituzioni fondamentali per il territorio di lavorare insieme per il bene della città. Durante la campagna elettorale diversi docenti dell’Università sono stati impegnati, come è legittimo, in vari schieramenti politici, ma l’Università come istituzione è stata, come deve essere, neutrale. Io ho fornito a chi me lo ha chiesto spunti di riflessione sui rapporti tra Università e Città».

Ci racconta cosa è successo dopo le elezioni?

«Dopo l’elezione il sindaco Campus mi ha chiesto che profili si potessero coinvolgere, per avere dall’Università un significativo apporto di competenze che potessero essere messe a disposizione della città. La mia presenza alla conferenza stampa sta ad indicare la volontà di lavorare insieme su progetti comuni per la crescita del nostro territorio».

Il sindaco le ha indicato le competenze richieste ai futuri assessori, oppure le ha chiesto una generica disponibilità di tecnici?

«La richiesta riguardava varie aree, tutte molto importanti, da quelle economiche a quelle tecnico-scientifiche. Tutte aree in cui l’Università ha ottimi profili accademici».

Gli interessati, Antonella Lugliè e Gabriele Mulas, come hanno reagito alla proposta di diventare assessori comunali?

«Con grande senso di responsabilità. La prima preoccupazione di entrambi è stata quella di non perdere il rapporto con l’Università e con la ricerca, il loro mondo, al quale hanno dedicato tutta la loro vita professionale. Ma ho anche constatato la volontà di partecipare, realmente con spirito di servizio, alla gestione della loro città, mettendo al servizio le loro competenze».

Questa collaborazione segna un cambiamento nei rapporti tra il Comune e l’ateneo?

«I rapporti tra Comune e Ateneo sono sempre stati buoni, come lo sono stati con le altre istituzioni pubbliche, nel rispetto delle rispettive autonomie e prerogative. Il sindaco Campus, chiedendo esplicitamente all’Università un apporto di competenze, ha voluto aggiungere una maggiore forza progettuale, nell’interesse della città. È questa la volontà che ho percepito e alla quale ho aderito con entusiasmo. Ritengo che una missione importante dell’Università sia quella di coltivare competenze utili alla società; senz’altro questo passo del sindaco neoeletto è un riconoscimento all’utilità sociale che possono avere le competenze presenti nell’Università di Sassari».

Il Comune ha chiesto la vostra collaborazione per rilanciare la città. L’ateneo ha chiesto qualcosa in cambio, in termini di servizi o di progetti?

«L’Ateneo non ha chiesto niente in cambio, se non di rendere la città migliore per tutti».

Cosa ritiene che l’amministrazione comunale dovrebbe fare per migliorare le condizioni di soggiorno degli studenti universitari?

«Costruire un ambiente favorevole allo studio e alla crescita dei nostri studenti ha molti aspetti. Alcuni sono strettamente accademici: organizzare una didattica efficace, all’avanguardia, capace di formare le competenze necessarie per i mestieri del futuro; dare servizi agli studenti, legare l’insegnamento al mondo della ricerca, avere un corpo docente qualificato. A questo l’Università ha lavorato e lavora. Per esempio, dal mio insediamento ho cominciato una opera di revisione dei meccanismi di reclutamento che ci vedono oggi tra gli atenei più attenti in Italia, avendo recepito in pieno, su mia spinta, le indicazioni del commissario Cantone. È un processo lento ma stiamo lavorando in quella direzione».

E il Comune? Quali sono i suoi compiti?

«Il Comune può e deve occuparsi della gestione della città, di renderla vivibile, sana, urbanisticamente pronta ad accogliere gli studenti. Esistono poi aspetti altrettanto fondamentali sui quali il Comune e l’Università devono fare sentire la loro voce insieme e portare istanze comuni di fronte alle istituzioni regionali e nazionali competenti; penso ai trasporti, di terra e aerei, alla Sanità. Credo sinceramente che le richieste che deve fare un Rettore non siano diverse da quelle di un comune cittadino. Vogliamo entrambi una città accogliente, moderna, vivibile».

Rettore, secondo lei Sassari è una città universitaria degna di questo nome?

«Sassari è una grande città con una Università tra le più antiche e prestigiose d’Italia. Il rapporto numerico tra studenti e cittadini, tuttavia, è poco maggiore di 1 a 10, diversi sono i numeri per città universitarie, ad esempio Pisa, la città dove ho studiato, dove il rapporto è maggiore di 1 a 2, o Padova dove è circa di 1 a 3. L’impatto è ovviamente ben diverso, anche visivamente. Avere una Università però non è solo una questione di numero di studenti, significa anche avere la possibilità di avere eventi culturali, respiro internazionale. La presenza dell’Università permette di avere in loco competenze e professionalità che diversamente non si avrebbero. Avere l’Università è per una città un privilegio che va difeso e coltivato».

Invece, qual è il progetto dell’Università per la città che la ospita?

«Costruire un futuro migliore per i giovani, dare loro gli strumenti per poter affrontare le sfide che una società sempre più competitiva e aggressiva, ma anche sempre più ricca di opportunità, pone loro. Viviamo un mondo dominato dalle esigenze di persone
che hanno superato la metà della propria vita e che pensano a come vivere meglio quella che gli rimane, senza preoccuparsi del futuro delle nuove generazioni. Io voglio fare il contrario, dare ai giovani gli strumenti per cambiare in meglio il mondo».

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