Predda Niedda, 4 indagati per truffa

Nel mirino della Procura della Repubblica l’ex direttore del Consorzio della zona industriale e il presidente dell’Ance

SASSARI. Un finanziamento di 800mila euro concesso dalla Regione per sistemare la rete fognaria consortile della zona industriale di Predda Niedda, a Sassari. Un intervento che – illegittimamente, secondo la Procura – era stato definito di «somma urgenza» dall’ex direttore del Consorzio Zir Giovanni Salvatore Scognamillo, dal responsabile unico del procedimento Giuseppe Pilo e dal direttore dei lavori Enrico Sini. Con una sovrastima (in misura doppia) del valore delle opere (basti pensare che gli 800mila euro erano stati sufficienti per realizzare solo uno dei quattro lotti previsti nel progetto) e conseguente sovrafatturazione da parte della ditta Icort Srl di Nuoro cui erano stati affidati i lavori con chiamata diretta e che alla fine aveva intascato oltre 310mila euro.

Ruota intorno a questa vicenda l’inchiesta partita nel 2015 e chiusa alcuni giorni fa dal sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Porcheddu, condotta materialmente dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Sassari. Sono indagati a vario titolo per truffa aggravata ai danni della Regione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente l’allora direttore del Consorzio, Scognamillo, di 53 anni, Pilo, di 47, Sini, di 48, e Pierpaolo Tilocca, anche lui di 48 anni, amministratore della Icort Srl e presidente dell’Ance (associazione nazionale costruttori edili). A Giovanni Antonio Carta, 66 anni, all’epoca commissario liquidatore del consorzio, è contestata invece soltanto la falsità materiale e ideologica per aver, secondo la magistratura, «in concorso con Scognamillo attestato falsamente che quest’ultimo fosse stato assunto come direttore generale a tempo indeterminato a gennaio del 2008». Scognamillo è accusato anche del reato di usurpazione di funzioni pubbliche perché «pur essendo consapevole della cessazione della carica rivestita di direttore del consorzio della Zir Predda Niedda (2015) di fatto continuava a esercitarne le relative funzioni». E deve rispondere anche di truffa perché «con artifizi e raggiri» avrebbe «richiesto il pagamento delle indennità di missione per trasferte di lavoro dichiaratamente legate alla sua attività professionale di direttore del Consorzio, esibendo a tal fine fatture, scontrini e altre pezze giustificative relative a viaggi effettuati, in realtà, per ragioni esclusivamente private e personali (...) procurandosi un ingiusto profitto, nel periodo tra il 2013 e il 2017, di 11.338,41 euro».

L’inchiesta era partita da una serie di accertamenti sui lavori nella rete idrica di Predda Niedda. Un intervento necessario per risolvere l’annoso problema dello sversamento di reflui nel quartiere di Sant’Orsola. Le verifiche delle fiamme gialle si erano concentrate sull’utilizzo del finanziamento erogato al Consorzio Zir dalla Regione e finalizzato proprio alla manutenzione di due stazioni di pompaggio: costo complessivo 800mila euro. Per l’esecuzione dei lavori era stata indetta una gara pubblica ma proprio quando il consorzio stava per bandire le procedure di gara, l’allora sindaco di Sassari aveva imposto di adottare soluzioni definitive per mettere fine allo sversamento dei reflui a Sant’Orsola. Dalle indagini sarebbe però emerso che Scognamillo, Pilo e Sini «invece di proseguire l’iter amministrativo con la procedura negoziata dichiaravano sussistente lo stato di “somma urgenza” affermando, contrariamente al vero, che la situazione dei reflui di Sant’Orsola fosse un fatto imprevisto, imprevedibile e non conosciuto all’amministrazione, facendo così apparire adempiute, pur in assenza dei presupposti richiesti, le condizioni e le circostanze per poter utilizzare la procedura di somma urgenza e poter così affidare i lavori con chiamata diretta alla Icort di Tilocca». In questo modo i lavori eseguiti – anche grazie a una perizia di variante richiesta dal consorzio – «comportavano un aumento spropositato della spesa pubblica pari al doppio dei costi di lavorazione». Le indagini avrebbero
rilevato una «ingiustificata maggiorazione dei costi» e accertato «una non corretta gestione della contabilità da parte della Icort» con sovrafatturazioni «per effetto delle quali Tilocca aveva tratto un consistente e ingiustificato vantaggio patrimoniale» di oltre 310mila euro.

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