Sassari, il sindaco Campus incassa il primo sì (e il M5s)

Via libera alle linee programmatiche con il voto favorevole dei grillini: «Fiducia non al buio». Centrosinistra all’attacco

SASSARI. Via libera, ad amplissima maggioranza, alle linee programmatiche del sindaco Campus, anticipate ieri sulle pagine della Nuova Sardegna. E primi “scambi di cortesie” in un’aula di consiglio dentro cui iniziano a delinearsi con più chiarezza percorsi, posizioni e opposizioni.

Tutto dopo una lunga giornata di lavori, partita la mattina con l’esposizione del primo cittadino delle diciassette pagine che tratteggiano il governo dei prossimi cinque anni della città. E andata avanti nel pomeriggio con il dibattito d’aula, scaldatosi con il procedere degli interventi. Risultato finale: linee programmatiche approvate con 24 voti favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti. Numeri da “correggere” lievemente (Lello Panu di Italia in Comune ha votato “provocatoriamente” a favore, e nella maggioranza c’era un assente) ma che certificano alcuni equilibri d’aula. Primo tra tutti l’ingresso, più o meno organico, del M5s in maggioranza, con Laura Useri e Federico Sias che hanno detto sì al documento. E poi l’opposizione “aperta” di Lega e Andria, che si sono astenuti.



Con il centrosinistra lo scontro invece è stato duro. Iniziando dall’intervento del rivale di Campus al ballottaggio, Mariano Brianda: «Più che linee sono trattini, sembrano il bugiardino di un farmaco. Dove sono le risposte, i principi ispiratori, i sogni? Davvero i problemi della città sono solo sicurezza e posteggi?». E poi Giuseppe Masala: «Non credo signor sindaco che queste linee le abbia scritte lei, troppo povere, ordinarie. Sembrano fatte apposta per abbassare il livello del dibattito nell’aula». E ancora Fabio Pinna, che ha sottolineato quanto i progetti di cui si parla siano datati. «Si parla di wi-fi e bisogna occuparsi di internet delle cose, si parla di posteggi e invece c’è da parlare di rigenerazione urbana». E via così con Carla Fundoni («non si parla mai di pari opportunità, disabilità, salute, anziani, diritti civili») e Giuseppe Mascia («l’unico atto politico che contengono sono le parti che sanciscono l’accordo col M5s»), Lello Panu, che si è detto favorevole ai tanti principi di buon senso e progetti citati, chiedendosi però dove si troveranno i fondi per realizzarli (e ha finito per votare con un provocatorio sì) e Marco Dettori, che ha chiesto conto del passaggio in cui si parla di «comunità etniche devianti» nel centro storico.

A difendere il lavoro di Campus il capogruppo Alivesi: «Abbiamo raggiunto l’obiettivo di restituire dignità al ruolo di sindaco. Mi sorprendono le critiche, fatte dalle stesse persone che attaccarono anche il loro sindaco, che per inciso venne in aula 80 giorni dopo l’elezione. È un modo vecchio di fare politica. Noi parliamo di posteggi, ma anche di sicurezza, cultura, con il rilancio della rete museale, ricucitura con Predda Niedda, trasporti con una nuova localizzazione del centro intermodale, decoro, istruzione. Parliamo alla città». Sulla stessa linea il trio di ex Marco Manca («meglio i progetti concreti che le solite centinaia di pagine di vane promesse»), Giancarlo Serra («Vogliamo riprenderci quel ruolo che chi ora ci attacca ci ha fatto perdere) ed Enrico Sini («la visione è grande, e non è stata portata avanti da chi ci ha preceduto»), e il giovanissimo Massimo Rizzu.

Giusto il tempo per l’annuncio della «fiducia non al buio» del M5s e dell’apertura di credito, anche qui con riserva, del centrodestra, con l’astensione dei due leghisti Daniele Deiana e Francesco Ginesu e di Mariolino Andria: «La gente si è stancata di documenti fiume, di elenchi di fondi, di politichese, vuole scelte, priorità, risposte». E poi il voto. Con Campus che assolve l’ultimo adempimento formale per mettere definitivamente in moto la macchina comunale, e inizia a prendere le misure di un’aula dentro cui certamente non gli mancano i numeri per governare come meglio crede, ma in cui inizia a strutturarsi anche un’opposizione che sembra intenzionata a farsi sentire.
 

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