Il cero di San Sebastiano scalda i cuori a Bancali

Il “gremio” dei detenuti spazza via a passo di danza problemi e polemiche La direttrice Incollu: «Non ci siamo fermati di fronte a qualche porta chiusa»

BANCALI. Balla il candeliere di San Sebastiano, e spazza via polemiche e problemi, trascinato dai passi sempre più sicuri dei suoi portatori, dagli applausi del pubblico, rapito. Dal suono del tamburo, dalle evoluzioni del nuovo cero, costruito appena un anno fa, con mesi di lavoro. Dai sorrisi dei detenuti della casa circondariale di Bancali, che non sentono fatica e, per lo spazio della mattina, davanti ai loro occhi e dentro i loro cuori, non vedono più mura e sbarre. Balla il candeliere, anche quest’anno. Nonostante i problemi, «le porte chiuse che abbiamo trovato», come denuncia la sempre energica direttrice del carcere cittadino, Patrizia Incollu.

Ce l’ha con l’Intergremio, che ieri a Bancali non era presente. Ma è solo un sassolino che rotola in un cortile addobbato a festa. Presenti sindaco e prefetto, arcivescovo e autorità civili e religiose, le guardie carcerarie schierate, e i detenuti. Uomini e donne, di razze e religioni diverse. «Perché tutti si fanno trascinare dalla festa – spiega Ilenia Troffa, responsabile dell’area trattamentale della casa circondariale – e questa festa, più di tutti, l’hanno voluta proprio loro. Ed è per loro che abbiamo fatto l’impossibile per realizzarla». «Noi ce l’abbiamo dentro – sottolinea Valerio Sau, uno dei portatori del candeliere di San Sebastiano – ballare con il candeliere ci permette di abbracciare la città. E di sentirne il suo abbraccio». «Abbiamo dimostrato che ce la potevamo fare anche da soli – gli fa eco Michael Calaresu – non possiamo che ringraziare chi ci ha dato la possibilità di dimostrare che anche da qui dentro può venire fuori qualcosa di buono».

«Anche quest’anno siamo riusciti a fare ballare il nostro candeliere nonostante qualche porta chiusa in faccia – spiega la direttrice Patrizia Incollu – è facile scaricare le colpe verso al parte debole del sistema, quella che spesso e volentieri non ha la possibilità di fare sentire la propria voce. Ho detto ai detenuti che dovevano essere più bravi dello scorso anno per dimostrare a tutti quanti che anche da soli siamo capaci di fare ballare il nostro candeliere. Lo abbiamo fatto».

E il candeliere balla, accompagnato dalle note cantate da Maria Speranza Russo, che spesso fanno inumidire occhi che non perdono un attimo della trascinante festa presentata dal vulcanico cappellano del carcere don Gaetano Galia. «Quello che stiamo vivendo qui dentro – spiega il sindaco Campus – è un patrimonio che non si può disperdere. Noi troveremo modo di rendere il giusto palcoscenico a questo candeliere e ai suoi portatori che oggi hanno ballato col cuore, quello che i sassaresi sanno vedere ed apprezzare. L’anno prossimo dedicheremo una serata intera a questo importante momento. Ma allo stesso modo spero di mantenere anche l’appuntamento dentro le mura, per permettere a tutte le persone che qui sono di sentirsi parte di quella comunità che sta rivolgendo una preghiera alla nostra protettrice». «È un momento mistico – spiega l’arcivescovo Gianfranco Saba - in cui la città prende un senso di danza nuovo. L’abito bello di Maria che contempliamo in questi giorni è un abito interiore, è l’abito dell’umanità nuova. Il mio augurio è che possiate avere l’energia profonda che fa diventare la nostra vita una danza».

E la danza si ferma, il candeliere di San Sebastiano si inginocchia di fronte all’Assunta, e il padre guardiano di Santa
Maria, Salvatore Sanna, rende onore al gremio di San Sebastiano. «I gremianti sono confratelli, sono parte della comunità che si rivolge alla sua madre. I ceri sono i pesi della vita, da portare con fede e speranza. Questo oggi qui, con grande forza e fatica, non vana, è stato fatto».

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