Trenino verde all’esordio: sui binari c’è un catorcio

Una littorina arrugginita ha portato i turisti sulla tratta tra Mandas e Laconi

SASSARI. Quando è comparso alla stazione di Mandas qualcuno ha pensato che fosse uno scherzo. Lo avrà pensato il macchinista, che si è trovato davanti 55 passeggeri smaniosi di percorre la tratta descritta dallo scrittore David Herbert Lawrence, ma soprattutto lo avranno pensato i turisti, costretti ad immaginare che quel catorcio su rotaia sarebbe stato il loro mezzo di locomozione per quasi cinque ore di viaggio, tra andata e ritorno. Invece, era tutto vero: quella motrice tenuta insieme dalla ruggine e quelle carrozze sgangherate, decorate dai peggiori writers sulla scena della street art sarda, erano davvero il tanto decantato “trenino verde”, l’attrazione turistica che mancava e per cui si è combattuto in Consiglio regionale e in Parlamento. Perché il turismo è importante, fondamentale e ne parlano tutti. Perlomeno fino a quando la peggiore cartolina possibile si manifesta davanti agli occhi di un tour operator sconsolato e di un gruppone di turisti che, di riflesso, ha iniziato a cercare tra gli alberi le telecamere di Scherzi a parte. Senza trovarle.

L’escursione. Era la prima del 2019. E questa può essere spesa come attenuante. Per il resto è davvero complicato capire perché Arst abbia deciso di mettere in moto quell’incubo su rotaia: «Questo non è certo quello che si aspettano i visitatori – spiega Alessio Melis Porru, il tour operator che ha dimostrato il valore turistico di una tratta evidentemente sottovalutata –. Per fortuna è andato tutto bene e la bellezza del paesaggio ha contribuito a far rientrare le lamentele. Però è chiaro che questa situazione non sia altro che una pessima cartolina turistica per la nostra isola». Per quanto suggestivo, il viaggio non è stato facile: «Il caldo non ci ha aiutati, nelle carrozze non si respirava. Uno dei nostri clienti ha sintetizzato bene la situazione quando ha detto che così non viaggiano nemmeno i maiali – continua il tour operator –. L’Arst deve capire che certe cose non possono essere presentate all’utenza turistica. Loro giustamente si aspettano qualcosa di più dignitoso, un mezzo datato ma in buone condizioni. Infatti, sulle altre tratte viaggiano treni molto più carini e confortevoli. Quello tra Tempio e Palau è davvero notevole, con carrozze panoramiche e motrici integre. Ma la tratta tra Mandas e Laconi è chiaramente svantaggiata dal momento in cui vengono presentati mezzi senza alcuna manutenzione. Probabilmente la stessa Arst non immaginava che già dal primo giorno ci fosse tanta gente. Ma questo è il nostro lavoro e il fatto che siamo riusciti a vendere tutti i posti disponibili nonostante un preavviso di pochissimi giorni dimostra la potenzialità turistiche del territorio. Peccato che non tutti la pensino così», conclude Alessio Melis Porru che al ritorno a Mandas ha notato una motrice ferma, non esattamente nuova di zecca ma comunque superiore al rudere che ha esordito sulle tratte di Lawrence. Una beffa, insomma.

Le reazioni. Il salvataggio del trenino verde era stato una affare politico discusso su più livelli. Con l’entrata in vigore della legge sulle linee ferroviarie a uso turistico approvata dal Parlamento, la Regione ha dato il via libera al contratto di gestione e manutenzione con l’Arst. L’ultimo passaggio per il riavvio del servizio che è ripartito in questi giorni in pompa magna, al punto che nel sito internet dedicato si parla della “ferrovia più bella del mondo”. Ma la descrizione più efficace, perlomeno per quanto riguarda i mezzi utilizzati per coprire la tratta tra Mandas e Laconi, l’ha fatta il writer che ha pasticciato la motrice arrugginita scelta per il viaggio inaugurale della stagione 2019, “I’m not in it for the fame”, ovvero “non sono qua per la fama”. E questo è poco ma sicuro. Perché
a parte la ruggine e le condizioni complessive del treno turistico della Sardegna la cosa più evidente era l’imbarazzo di chi ci ha creduto e ha lavorato per dimostrare che la Sardegna non è solo mare e spiagge. Salvo poi trovarsi davanti a un pezzo da museo, un museo degli orrori.

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