A Sassari spaccatura sindacale, la Cgil su Cobec: sciopero ridicolo

I confederali non aderiranno all’iniziativa indetta dall’Ugl per due domeniche. A settembre sarà scontro sulla quattordicesima e sui nuovi contratti low cost

SASSARI. In casa Cobec si preannuncia un autunno caldo e un pesante braccio di ferro con i sindacati. Il primo a sferrare l’attacco, con uno sciopero pesante proclamato il 14 agosto e poi rilanciato per questa domenica e quella successiva, è stato l’Ugl. Sul tavolo delle trattative ci sono i ritardi nel pagamento degli stipendi (risolto dopo l’incontro di 3 giorni fa), e il pagamento delle 14esime (nodo sul quale gli accordi con l’azienda si sono arenati). L’iniziativa a cavallo di ferragosto ha portato a un sit-in dei 50 iscritti Ugl a Cortesantamaria, e alla chiusura pomeridiana di tre esercizi. Le altre sigle sindacali e gli stessi lavoratori non sindacalizzati non hanno aderito alle iniziative dell’Ugl, che in questa vertenza si ritrovano isolati. Infatti c’è una netta spaccatura sul fronte sindacale, e i tavoli di contrattazione sono separati.

I confederati, ad esempio prendono fermamente le distanze dallo sciopero e i loro iscritti non hanno incrociato le braccia e nè lo faranno per le prossime domeniche. «La messa in scena del 14 agosto – dice Maria Teresa Sassu di Cgil – è ridicola. La perdita dei diritti dei lavoratori in questi anni la si deve agli accordi siglati dall’Ugl. Basti un solo esempio: quella quattordicesima del 2018 per la quale si fa tanto rumore, è la stessa che l’Ugl aveva fatto congelare ai lavorari per tre anni sottoscrivendo i contratti di prossimità con Europa Sardegna. Era già persa: l’avrebbero riavuta solo nel 2021. In questa fase fare uno sciopero serve a poco. Esporre i lavoratori, metterli in prima linea, l’esperienza ci insegna che in casa Cobec è solo controproducente». Sulla stessa lunghezza d’onda Maria Giovanna Mela della Cisl: «Siamo ben distanti dalle iniziative dell’Ugl e non aderiremo. Piuttosto ci siederemo a un tavolo e cercheremo delle soluzioni condivise». Le premesse per un accordo però partono in salita.

«Rinaldo Carta per ora ci ha presentato una bozza di accordo che faceva paura – dice Maria Teresa Sassu – prevedeva il cambiamento del contratto collettivo del lavoro nazionale a tutti i lavoratori». Consiste in questo: «Carta è uscito da Confcommercio per poter applicare i contratti della Fedarcom Fiadel, siglati da sindacati autonomi minoritari. La situazione è peggiorativa rispetto al Ccnl. Il mantenimento del vecchio contratto, per Cgil, Cisl e UIl è la base di ogni trattativa. Al tavolo di incontro, siamo stati chiarissimi – spiegano Sassu e Mela – In un momento di difficoltà supporteremo l’azienda a patto che non si tocchi il contratto collettivo nazionale». Gli altri punti, sui quali si può costruire un’intesa, erano la trasformazione della 14esima in buoni spesa spendibili nei supermarket Cobec.

«Posta la nostra condizione, noi saremo collaborativi nel ragionare in termini di contenimento dei costi del personale. Tipo congelare alcuni istituti, oppure trasformare tredicesima e quattordicesima in buoni pasto spendibili ovunque. Avevamo messo tra le proposte la trasformazione di tutti i lavoratori da full time in partime a 30 ore, e i partime a 30 ore in 20 ore. A Carta servono 24 mesi di riduzione spese per rilanciare l’azienda, e noi capiamo questa esigenza». Ma qualcosa è andato storto: «I nostri tavoli di trattativa sono stati molto sereni, ma Carta ha disatteso gli impegni assunti, chiamando a uno a uno i lavoratori e facendo sì che quelli più deboli e meno tutelati firmassero le sue condizioni. In separata sede, con la complicità della Cisal, ha siglato il cambio di contratto da Confcommercio a Fedarcom Fiavel a tutti i lavoratori della Galleria, non sindacalizzati, con la minaccia di una possibile perdita del posto di lavoro». Il cambiamento infatti è attuabile solo in maniera volontaria, e non unilateralmente dall’azienda.

La storia è questa: il 31 marzo la Mb Group e la Supermercati Europa Sardegna recedono anticipatamente l’appalto e dal 1 aprile numerosi lavoratori scelgono il licenziamento per giusta causa. Così Rinaldo Carta si ritrova con una ventina di dipendenti storici in meno. Dal 5 luglio del 2018 fino ad oggi, tutte le nuove assunzioni a tempo determinato sono state fatte con il contratto peggiorativo della Fedarcom Fiadel. Su 130 lavoratori, quelli che ora si ritrovano con questo contratto sono quasi la metà. Non lo hanno sottoscritto i 50 iscritti Ugl, i 30 della Cgil, i 6 della Cisl e i 6 della Uil. «Per i lavoratori è una sforbiciata pesante sulla busta paga. Manca la quattordicesima, abbassa i livelli a parità di mansione, e sono penalizzanti i parametri sul versante contributivo e retributivo. Un partime al 75% al netto percepisce una paga di 1000 euro equivalente

al lordo di un full time col nuovo contratto».

Nel frattempo la Cgil ha scritto un dossier dettagliato su presunti illeciti commessi ai danni dei dipendenti, e il 26 luglio l’ha consegnato all’Ispettorato del Lavoro e alla Guardia di Finanza e all’Inps.
 

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