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La Brigata Sassari in cattedra insegna a fare squadra

Il progetto è mirato alla formazione di manager e imprenditori del futuro. Presentato dal rettore Massimo Carpinelli e dal generale Andrea Di Stasio

SASSARI. Brigata Sassari e Università, insieme per formare i manager del futuro. Stavolta con una prospettiva particolare: la capacità di fare squadra e di pianificare, mettendo insieme competenze, conoscenze ed esperienze. Un percorso di “addestramento” per i futuri imprenditori che nell’ambito del Contamination Lab.

Sono 40 i corsisti che hanno scelto di mettersi in gioco e di apprendere come nasce un’impresa, e ieri mattina, nel CLab (incubatore universitario) dell’ateneo, in via Rockfeller, il rettore Massimo Carpinello e il professor Gabriele Mulas per l’università, il generale Andra Di Stasio, comandante della Brigata e il colonnello Giuseppe Rocco, comandante del 152esimo reggimento per l’esercito, hanno presentato il progetto che rientra nella più ampia convenzione sottoscritta fra Università e la “Sassari”. «È il primo esempio di questo genere in Italia – ha ricordato il rettore Massimo Carpinelli – e prevediamo altre attività nell'ambito di una partnership ormai solida tra l'Università e la Brigata Sassari. Mi piace riportare alla memoria la cerimonia che insieme, nel novembre scorso, abbiamo dedicato agli studenti universitari caduti nella Prima Guerra mondiale». «Tra queste due istituzioni si sta sviluppando una sinergia volta alla condivisione di risorse ed esperienze – ha commentato il generale Andrea Di Stasio –. I CLab sono luoghi in cui si entra in da soli ma da cui si esce in gruppo. Le specificità del singolo diventano patrimonio indispensabile per un progetto comune. Ecco perché è così importante imparare a fare squadra».

E i corsisti impareranno a fare squadra anche sul campo, perché oltre alle lezioni teoriche è previsto un periodo di “esercitazioni” che si terranno proprio sotto la guida dei militari della Brigata. Esercitazioni mirate ad affrontare anche situazioni di crisi, a imparare a decidere sotto pressione, con tanto di gerarchie da rispettare. «Che poi i gradi non ti fanno diventare leader – ha aggiunto il generale Di Stasio – ma sono le attitudini, la capacità di adattamento alle situazioni difficili che fanno emergere le personalità adatte».

Esercitazioni su compiti (apparentemente) facili, come una semplice prova di orientamento. Il personale del reggimento ha lo scopo di trasmettere ai corsisti elementi basilari di pianificazione per la conduzione di attività trasversali (civili-militari), fornendo conoscenze utili al riconoscimento di situazioni di rischio in uno scenario
caratterizzato da uno stato di conflittualità tra opposte fazioni. Manager e imprenditori che impareranno la pianificazione, senza la quale qualsiasi impresa è destinata ad avere vita breve. Per questo le situazioni di crisi verranno simulate, così da mettere i corsisti sotto pressione.

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