Energia, trasporti, lavoro: prime richieste dell'Isola a Conte

Il nuovo governo dovrà affrontare subito temi cardine per la Sardegna

SASSARI. Un mese in attesa del nuovo governo, con la montagna di emergenze che continua a crescere. La giunta Solinas, già a lunga gestazione, si trova in una sorta di paralisi istituzionale. Molte delle vertenze sono in stand-by. Bloccate in attesa di un via libera, una firma, un documento, che deve arrivare da Roma. L’esplosione del governo gialloverde e il montaggio di un nuovo esecutivo, questo sì in tempi record, Pd-M5s ha prolungato questa attesa. Ma sul tavolo dei ministri si trova già una pila di emergenze.

Commissari. Il primo nodo è il commissariamento di tutti i cantieri nelle mani dell’Anas, fermi da mesi. Dalla Sassari-Olbia alla 131, alla 125, alla 195, alla Sassari-Alghero. Solo per citare i più conosciuti, ma l’elenco è molto più lungo. Dal suo insediamento prima il governatore Christian Solinas, poi l’assessore ai Lavori pubblici Roberto Frongia, hanno sollecitato il governo perché nomini la Regione commissario straordinario di queste opere. In questo modo si potrebbero tagliare tutti i tempi morti della burocrazia. Il ministro Danilo Toninelli, non ha mai provveduto alla nomina. E il timore era che stesse per scegliere come commissario un ingegnere dell’Anas. Una scelta secondo la Regione che avrebbe svuotato di efficacia il provvedimento. Ora il nuovo ministro Paola De Micheli avrà tra i primi nodi proprio il commissariamento dei cantieri. Lo sblocco delle opere porterebbe anche un’iniezione di soldi pubblici in un settore quasi immobile.

Trasporti. È forse la madre di tutte le battaglie, anche se in questi mesi il nodo trasporti è finito in congelatore.

Su quello marittimo il governatore Solinas ha già una sua idea. Stop al monopolio Tirrenia, con la convenzione che scade nel 2020, e via libera a un nuovo modello che si basa su quello adottato in Corsica o in Spagna. È il cittadino a scegliere con quale compagnia viaggiare e a pagare un prezzo fisso. Lo sconto viene compensato dallo Stato. In questo modo si mantiene la concorrenza e si incentiva l’ingresso di nuovi competitor. Ma la vera falla del piano Solinas è che di fatto la convenzione per la continuità marittima viene gestita in modo diretto dal ministero con il privato. La Regione può al massimo sedersi e fare da spettatore interessato della trattativa. Impossibile pensare in tempi così stretti a una nuova legge, ma se il governo volesse potrebbe rendere la Regione protagonista e sposare il modello proposto.

Sulla continuità aerea la situazione è ancora più caotica. Per ora esistono due modelli diversi. La nuova Ct1 su Olbia, la vecchia su Alghero e Cagliari. Tutto in una fase di proroga in attesa di una nuova proposta di Continuità territoriale che non venga contestata dall’Europa e consenta ai sardi di difendere il proprio diritto alla mobilità. Una partita complessa, anche perché i progetti del governatore sulla Continuità sono molto ambiziosi. Durante la campagna elettorale Solinas si è sbilanciato in modo forte sulla nuova Ct1, con più voli e più citta, non solo Roma e Milano, collegate. Il governatore non ha mai detto come realizzerà il suo modello, ma ha assicurato di essere al lavoro su un progetto avanzato. A questo si deve aggiungere l’incertezza sul futuro della base di Olbia di Air Italy. Tra smentite e turbolenze va avanti la ristrutturazione della compagnia che in un anno ha accumulato oltre 100 milioni di euro di perdite. Una buona parte di questi sono proprio legate al pasticcio sulla continuità.

Energia. È l’altro capitolo che attende una svolta dal governo. Su almeno due piani. Il primo riguarda il via libera alla dorsale del metano, progetto iniziato dalla giunta Pigliaru, ma che si è arenato sulla lentezza dei tempi burocratici. I 5 Stelle non hanno mai nascosto la loro avversione alla dorsale. Il Pd ne è sempre stato un sostenitore convinto. Più tiepido Solinas, che in ogni caso sente l’esigenza di metanizzare l’isola, per consentire a privati e aziende di avere energia a basso costo.

L’altro aspetto riguarda la decarbonizzazione. Il decreto che impone a tutte le regione lo spegnimento delle centrali a carbone entro il 2025. Impossibile per la Sardegna riuscire a rispettare questa data. Il rischio è il black out energetico. La Regione ha chiesto di posticipare al 2030 la scadenza, in attesa di avere il metano.

C’è un terzo punto legato all’energia, anche in questo caso molto delicato. Senza un decreto che abbassi il costo dell’energia per le grandi aziende energivore dell’isola, come la Sider Alloys, grandi realtà industriali, come la ex Eurallumina, che ha 700 dipendenti, rischiano di scomparire.

Bonifiche. Anche in questo caso mancano alcuni passaggi burocratici, o il reale trasferimento delle risorse. Le bonifiche sono un altro punto interrogativo, una promessa disattesa da diversi governi. Dalla Maddalena a Porto Torres, da Ottana ai poligoni militari, alle ex miniere. Tutte risorse che potrebbero dare posti di lavoro e investimenti. Oltre al fondamentale disinquinamento dell’isola dai veleni.

Urbanistica. C’è un altro capitolo che il cambio di governo potrebbe mutare nel profondo. Il presidente Solinas e l’assessore all’Urbanistica Quirico Sanna hanno mostrato di avere già in mente quale strada seguire in materia urbanistica. Al di là di una rivisitazione del Ppr, Solinas e Sanna hanno pensato a un cambio filosofico. Stop alle seconde case, via libera agli interventi alberghieri che rispettino le regole e solo di grande pregio urbanistico. Anche con possibilità di incrementi volumetrici. Ma soprattutto, e qua potrebbe essserci la maggiore difficoltà, la regionalizzazione della Soprintendenza, in una visione autonomistica. Non sembra semplice pensare che il ministro Dario Franceschini possa assecondare questa ipotesi.

Entrate. C’è poi la vertenza entrate, che doveva
garantire entro settembre la firma e la restituzione da parte dello Stato di 285 milioni di euro, oltre a un nuovo regime di calcolo che garantirebbe all’isola un risparmio di 160 milioni di euro sugli accantonamenti da versare allo Stato. Ma tutto è rimasto fermo. Per ora. (l.roj)

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