La città si ritrova a Balai per i caduti della “Roma”

Cerimonia davanti al mare a 76 anni dalla dell’affondamento della corazzata Nella tragedia del 1943 persero la vita millequattrocento marinai italiani

PORTO TORRES. A settantasei anni dalla triste ricorrenza dell’affondamento della corazzata Roma e dei cacciatorpedinieri Vivaldi e Da Noli – il 9 settembre 1943 nelle acque del golfo dell’Asinara – è ancora vivo il ricordo dei millequattrocento marinai italiani che difesero la Patria con onore e lealtà fino all’estremo sacrificio della propria vita. Ieri mattina autorità civili e militari, associazioni e cittadini hanno voluto rinnovare quel ricordo davanti ai monumenti dedicati ai caduti delle tre regie navi. Una cerimonia semplice e nel contempo solenne quella davanti alla baia di Balai, iniziata con l’alzabandiera e proseguita con il suono del silenzio e la deposizione di una corona di fiori. I tragici avvenimenti del 1943 non solo hanno provocato l’affondamento della nave corazzata più grande e potente, vanto allora della tecnologia italiana, ma sono state coinvolte molte altre navi che con tutti i loro equipaggi finirono in fondo al mare sardo. Altre cinque navi italiane portarono invece i naufraghi, molti dei quali feriti e gravissimi, in terra di Spagna: prima a Mahon nell’isola di Minorca e poi a Caldes de Malavella vicino a Girona. «Amo spesso ripetere in queste occasioni solenni che le vite che andarono perse in quella tragica sera del 1943 sono andate a comporre un mosaico – ha detto il sindaco Sean Wheeler -, un bel mosaico che oggi vede raffigurati tutti noi in un clima di libertà e democrazia. Fu un sacrificio enorme che non è stato vano, infatti, ma che è servito sicuramente a dare all'Italia la fisionomia di cui oggi possiamo godere e di cui potranno godere anche i nostri figli e mi auguro tutte le generazioni future». Porto Torres e il golfo dell'Asinara sono parte integrante di questa storia, dove hanno perso la vita ragazzi, padri, fratelli, compagni, amici. Un sacrificio che appartiene all'Italia intera, comunque, e che ieri mattina lo hanno voluto ricordare in tanti. «Un anno fa abbiamo consegnato alla città il nostro monumento – ha aggiunto il consigliere nazionale dell’Associazione marinai d’Italia, Antonello Urru – per custodirlo e conservarlo nel tempo: rinnova in noi la memoria verso tutti i marinai caduti in guerra e può essere da monito alle generazioni più giovani come segnale di dedizione e altruismo, indicando loro la strada del coraggio e del rispetto delle istituzioni». Nel pomeriggio al Museo del Porto c’è stata la proiezione delle straordinarie riprese subacquee realizzate dall’ingegnere Guido Gay sul relitto
della Roma, localizzato dallo stesso, dopo anni di ricerche, a 1200 metri di profondità molte miglia al largo di Porto Torres. Immagini e fotografie che aiutano a capire quale fu la dinamica dell’affondamento e a ricostruire gli ultimi istanti di vita della grande nave da battaglia.

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