Tratta e schiavitù, 5 a processo

Vittime giovani donne arrivate a Porto Torres dopo lunghi viaggi sui barconi e costrette a prostituirsi

SASSARI. Inganni e minacce alla base di una triste storia che si ripete secondo il solito copione: agganciare le vittime, deboli o semplicemente giovani sognatrici, promettere loro una vita migliore, e quindi un lavoro, un’indipendenza economica. Nella realtà, però, quelle promesse erano solo crudeli illusioni. La felicità era un’utopia e ben presto si trasformava nel peggiore degli incubi: donne, in alcuni casi anche minorenni, costrette – dopo pericolose traversate a bordo di barconi improvvisati – a prostituirsi per conto di un’organizzazione che aveva base a Sassari.

Sono tutti residenti in città i cinque nigeriani accusati, nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Dda di Cagliari, di tratta di persone, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione, in concorso. Ieri mattina nei loro confronti si è aperto il processo davanti alla corte d’assise di Sassari presieduta da Massimo Zaniboni (a latere Giuseppe Grotteria). Inizialmente gli imputati erano undici, poi alcune posizioni sono state stralciate e ad affrontare questo processo sono rimasti in cinque: Antony Ebuehi, 41 anni, (difeso dall’avvocato Carlo Pinna Parpaglia), Godstime Edobor, 23 anni, (assistito dall’avvocato Salvatore Castronuovo), Susan Imafidon, 37 anni, (difesa da Laura Secchi), Paul Okhaforh, 29 anni, (assistito da Danilo Mattana) e Joy Idahor, 38 anni, (difeso dal legale Salvatore Masia).

Il capo di imputazione parla chiaro: «Con inganno e minaccia facevano credere alla vittima che avrebbe ottenuto in Italia un lavoro e contemporaneamente sottoponevano la stessa al rito religioso-esoterico del voodoo (foriero di morte e di altre disgrazie in caso di inadempimento degli obblighi con esso assunti)». E così, «approfittando della peculiare situazione di vulnerabilità e di necessità – si legge nel capo d’accusa – (derivanti dall’appartenenza al sesso femminile, dalla qualità di straniera priva di conoscenza della lingua italiana, dalle condizioni di estrema povertà), reclutavano, introducevano, trasportavano la giovane ragazza nigeriana (si fa riferimento a un caso in particolare ndc) al fine di costringerla o, comunque, di indurla a prestazioni sessuali tali da importarne lo sfruttamento».

Le vittima arrivavano a Porto Torres da Genova dopo aver attraversato «il continente di origine sotto il controllo di criminali che le sottoponevano a privazioni di ogni genere, le segregavano sotto la minaccia delle armi e infine la facevano giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti esponendole a un altissimo rischio di naufragio». Una pratica comune, purtroppo, a molte giovani donne che venivano reclutate
in Nigeria, condotte in Libia da dove venivano imbarcate su un gommone fino alle coste italiane. Qui avveniva la “presa in consegna” e il nuovo viaggio in nave dalla Liguria alla Sardegna.

A Sassari il sogno infranto di una vita migliore.

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