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Stop all’export delle bombe: Rwm taglia i dipendenti

Domusnovas, l’azienda annuncia il ridimensionamento: via 160 lavoratori in due mesi

SASSARI. La notizia è arrivata, leggera come una bomba. Era attesa, nella fabbrica che le bombe le produce da molti anni e alla quale il governo ha imposto lo stop alle esportazioni verso i Paesi al centro di conflitti. Ma non per questo l’annuncio è stato meno devastante, per chi a Domusnovas lavora. L’amministratore delegato della Rwm srl Fabio Sgarzi ha annunciato il via al piano di ridimensionamento dell’azienda, sia nella sede sarda sia in quella di Ghedi, a Brescia. Il calendario cammina velocissimo e il 15 settembre è dietro l’angolo: da quel giorno e nei successivi due mesi, il personale subirà una radicale dieta dimagrante, proporzionale a quella delle produzioni. Significa che dal 15 novembre 160 lavoratori resteranno a casa.

L’annuncio dell’azienda. In una lettera ai dipendenti i vertici della Rwm fanno il cronoprogramma: «Dal 15 settembre il ritmo produttivo attuale di tutte le linee di produzione diminuirà, necessariamente, in modo significativo». Nel dettaglio: «Il numero degli attuali lavoratori impiegati in produzione, qualità, magazzino e movimentazione sarà gradualmente ridotto mano a mano si completeranno le attività programmate. Complessivamente, si stima una riduzione di circa 160 lavoratori entro il 15 novembre».

Lo stop all’export. La ragione del piano aziendale è nota: da oltre un mese sono bloccate le esportazioni di armamenti verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. È stato il governo a fine luglio a stabilire il provvedimento che ha una durata di 18 mesi, non rinnovabili. Un pit stop legato alle fortissime polemiche intorno alla fabbrica delle armi che da molto tempo rifornisce paesi in guerra, finita nel mirino perché alcuni componenti spediti dallo stabilimento del Sulcis sono stati recuperati anche nei luoghi di massacri di civili, tra cui bambini. I 18 mesi di stop imposti dal governo non possono essere rinnovati: significa che alla scadenza del periodo stabilito bisognerà prendere una decisione definitiva, bloccando in maniera definitiva le esportazioni oppure autorizzando la fabbrica a fare ripartire le produzioni. Insomma non c’è nulla di definitivo. Ma 18 mesi sono tantissimi soprattutto perché le forniture all’Arabia Saudita e agli Emirati rappresentano il core business dell’azienda tedesca grazie a un contratto da 415 milioni di euro firmato tre anni fa. Proprio dopo la firma di quel contratto l’azienda aveva deciso di potenziare l’attività presentando un progetto di ampliamento che prevedeva il raddoppio dello stabilimento e un notevole numero di assunzioni: il progetto illustrato dall’ad Fabio Sgarzi prevedeva l’impiego, solo a Domusnovas, di 500 lavoratori. Quel piano aveva suscitato subito fortissime polemiche, al punto che lo stesso Sgarzi aveva annunciato che in caso di un eventuale stop al progetto l’azienda avrebbe potuto decidere di lasciare la Sardegna per stabilire le sue produzioni altrove. Ora lo scenario, dopo i paletti imposti dal governo, è cambiato radicalmente. E la situazione sembra destinata a evolversi in tempi molto rapidi. Per la gioia di chi ha sempre giudicato eticamente inaccettabile il tipo di attività svolta e generando d’altra parte sconforto tra i diretti interessati, i lavoratori che vedono a rischio gli stipendi.

Sos occupazione. È la priorità. Per questo per mercoledì 18 settembre è stato già programmato un incontro tra azienda, Confindustria e organizzazioni sindacali con gli assessori regionali al Lavoro e all'Industria. In cantiere ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori che saranno sospesi dal lavoro, con la speranza, dice Sgarzi, che la pausa sia molto breve.« Comprendo perfettamente – spiega l’amministratore – che la situazione sia difficile, soprattutto per chi tra di voi ha famiglia. Vi confermo il mio impegno personale
a fare quanto è nelle mie possibilità per trovare delle soluzioni efficaci, rapide e sostenibili». E poi l’appello: «Chiedo a tutti voi di guardare alla situazione mantenendo sempre la massima calma e a evitare vergognose strumentalizzazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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