Cabras, villaggio nuragico nei fondali dello stagno

Il geologo Ranieri con il georadar ha scoperto anche nuovi disegni di epoca romana nell’ipogeo di San Salvatore di Sinis

SASSARI. Non poteva presentarsi a mani vuote. E non l’ha fatto. Ieri Gaetano Ranieri ha mostrato altre due scoperte. Una riguarda lo stagno di Cabras, l’altra l’ipogeo di San Salvatore. Scandagliando le acque di una piccolissima porzione del stagno di Mar’e Pontis, lo strumento che è in grado di leggere attraverso il fondale limaccioso dello stagno ha scoperto le tracce di un possibile complesso nuragico: «Potrebbero essere quattro nuraghi, a circa 10 metri di profondità. La cosa non mi stupisce dato che all’epoca le acque del mare e dello stagno non erano quelle che conosciamo adesso. Il mare era più basso, tra i sei e i dieci metri in meno. E lo stagno era un lago di acqua dolce, il che spiega come mai Mont’e Prama fosse in quella posizione e fosse un centro così grande e importante».

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Ma le rivelazioni più interessanti, perché visibili, sono quelle che arrivano da San Salvatore di Sinis. Anche il villaggio è stato indagato con l’uso del georadar e anche in questo caso sia la piazza del borgo rurale sia le cumbessias, le casette che compongono il villaggio, nasconderebbero un sottosuolo ricco di misteri e di quelle che potrebbero sembrare costruzioni organizzate. Non solo, anche l’ipogeo avrebbe stanze secondarie adiacenti a quelle visitabili a cui non è mai stato possibile accedere. Ma le sorprese ad effetto arrivano dalle mura e sono novità archeologiche indiscutibili. E dire che per scovare le tracce di nuovi disegni, quasi tutti di epoca romana, è stato sufficiente scattare 6mila fotografie di diverse e tipologia all’infrarosso. E così, dalle mura delle stanze in cui si praticava il culto dell’acqua sono saltate fuori le immagini di una nave romana, di divinità latine e perfino un disegno che sembra raffigurare l’eruzione del Vesuvio. Ci sono poi anche le sezioni vietate ai minori, che in epoca romana non facevano tanto scandalo dato che erano legate alle pratiche religiose. Tra gli affreschi invisibili a occhio nudo, infatti, uno racconta la pratica della prostituzione sacra con dovizia di particolari. E, infine, l’immagine che era stata letta come una raffigurazione del dio Marte, una delle poche visibili a occhio nudo, è in realtà un falso storico perché il vero Marte è stato disegnato in uno strato sottostante che non è visibile, esattamente come diverse raffigurazioni di Pegaso. (c.z.)
 

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