Mont'e Prama, lo scavo è fermo e l’area archeologica è un campo incolto

I finanziamenti sono stati già assegnati alla Soprintendenza però la campagna annunciata per l’estate non è partita 

SASSARI. Il suo destino è tutto da scrivere. Ad oggi il sito archeologico di Mont’e Prama non esiste. Per fare la prova del nove è sufficiente raggiungere le pendici della collina del Sinis e dare uno sguardo. La casa dei giganti di pietra è un campo incolto protetto da una rete metallica e annunciato da un cartello sgangherato e vecchio di anni. Non c’è altro e soprattutto non c’è nulla che possa far pensare che quel campo circondato da un vigneto impiantato dopo gli inizi degli scavi sia uno tra siti archeologici più importanti dell’intero bacino del Mediterraneo. Una zona dove potrebbe essere nata la scultura a tutto tondo e dove la civiltà nuragica potrebbe aver raggiunto il suo apice.

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Gli scavi promessi per l’inizio dell’estate non sono ancora iniziati e, a questo punto, c’è da chiedersi se mai inizieranno. Anche perché non è facile capire il motivo del fermo dato che il finanziamento sarebbe già stato erogato. Un mistero che si somma a quelli che arrovellano da anni le menti degli archeologi, con la differenza che questo è un enigma della modernità. Chiedere informazioni è pressoché inutile. La Soprintendenza archeologica, che gestisce lo scavo, non risponde. L’amministrazione comunale attende risposte da mesi e anche gli addetti ai lavori non hanno idea di cosa possa essere accaduto. Tra loro, anche se ormai è un ex, c’è anche il geofisico Gaetano Ranieri: «La verità è che non so nulla e nemmeno riesco a capirci qualcosa. Certo che questa situazione è molto strana – confessa il professore – e anche molto rischiosa perché il tempo passa e le cose cambiano. Ad esempio, in un’area di altissimo interesse archeologico, anche se fuori dalla zona ufficiale di scavo, è stata concessa la messa a dimora di un vigneto che non esisteva prima dell’inizio degli scavi del 2014». Ranieri, poi solleva alcuni dubbi sulla gestione del sito: «Mi chiedo cosa ci voglia ad imporre un vincolo archeologico. Stiamo parlando di un’area in cui sono stati effettuati tantissimi ritrovamenti, vecchi e nuovi. Ci sono state diverse campagne di scavo, sin dagli anni ’70. Sono state effettuate ricognizioni del territorio che indicano la presenza di reperti ancora da scavare». Difficile che qualcuno della Soprintendenza decida di rispondere, dopo mesi di silenzio, alle domande di un professore che ha visto incrinarsi giorno dopo giorno il suo rapporto con i gestori del sito di Mont’e Prama. Sino a quando non è stato messo alla porta, nonostante il suo apporto sia stato fondamentale durante gli scavi: «A questo punto, però, vorrei sapere una cosa – conclude Ranieri –. Se la geofisica non serve a nulla vuol dire che nemmeno gli scavi e i ritrovamenti servono a nulla dato che non è stato possibile nemmeno imporre un vincolo archeologico. Il risultato è che dove potrebbe esserci un tesoro adesso c’è una vigna». (c.z.)
 

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