Sassari, due milioni per il museo dal cantiere infinito

Arrivano dal Cipe i fondi prima destinati all’ex Arsenale della Maddalena. Il “Sanna” è chiuso al pubblico dal dicembre 2018 e non si sa quando riaprirà

SASSARI. Arrivano due milioni dal Cipe per il museo nazionale Sanna, chiuso dal 3 dicembre del 2018 per restauro e adeguamento alle norme di sicurezza. Una somma che si aggiunge al milione, sempre del Cipe, stanziato nel lontano 2012, grazie a cui sono stati avviati i lavori in corso. I nuovi corposi fondi sono frutto di una rimodulazione dei quindici milioni di euro originariamente destinati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica alla bonifica dell’ex Arsenale della Maddalena che dieci anni fa avrebbe dovuto ospitare il G8 e che per questo venne trasformato in un lussuoso e mai utilizzato albergo dall’archistar Stefano Boeri. Se alla Maddalena hanno mal digerito la notizia, a Sassari il fatto che si siano liberate risorse per il museo di via Roma non può che far piacere.

Fondato dall’imprenditore e mecenate Giovanni Antonio Sanna, proprietario delle miniere di Montevecchio, ha sempre rappresentato un vanto per la città prima che il degrado prendesse il sopravvento. Tenuto in ostaggio da un cantiere infinito, per problemi sorti dopo l’affidamento degli appalti, alla fine lo scorso anno si è presa la decisione di chiuderlo al pubblico per accelerare la ristrutturazione.

A far ritornare la luce sul museo, un’interpellanza presentata alcun mesi fa dai deputati pentastellati Mario Perantoni e Nardo Marino al ministro dei Beni culturali. La risposta ai parlamentari è arrivata dalla sottosegretaria al ministero, Anna Laura Orrico. Che ha chiarito che i 15 milioni destinati all’ex Arsenale della Maddalena sono stati dirottati verso altri interventi «perché – spiega Mario Perantoni – non c’erano le condizioni per assegnarli e sono quindi stati revocati».

L’auspicio del deputato del M5s è perciò che «le amministrazioni interessate facciano in modo che il finanziamento non vada perso come spesso accade per inefficienza politica e burocratica e che vengano presto resi noti i progetti che ne consentiranno l’utilizzo».

Il museo archeologico ed etnografico Sanna fa parte dell’ex Polo museale della Sardegna, ora diventato Direzione territoriale della reti museali della Sardegna in seguito alla recente riforma del ministro Alberto Bonisoli. Un cambio di nome che vuole consolidare, così come era stato annunciato il 22 agosto scorso, il suo «ruolo strategico di coordinamento per la valorizzazione e la creazione di un sistema museale con le realtà culturali del territorio». Però è difficile, considerato che non si conosce la data in cui potrà essere riaperto ai visitatori, che il “Sanna” possa contribuire a questa missione. In questi dieci mesi i turisti che si sono presentati ai cancelli sono dovuti andare via. E la stessa cosa sta avvenendo all’Antiquarium turritano di Porto Torres, altra perla del Polo museale, anche questo sbarrato alle visite per un intervento di ristrutturazione.

Intanto i perduranti cantieri hanno avuto effetti anche sul personale. I venti
dipendenti del museo Sanna ci lavorano per cinque giorni alla settimana collaborando con l’impresa che sta realizzando i lavori e poi vengono dirottati per lo stesso numero di giorni alla Pinacoteca di via Santa Caterina e nell’area archeologica di Porto Torres assicurando così le visite.

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