Al Figari il 10% degli studenti è “speciale”

Il preside Muggianu: «La Provincia ci ha assegnato più educatori, a noi servono più assistenti»

SASSARI. Mentre Federica entrava in classe, un’altra studentessa del “Figari” ieri ha dovuto fare dietrofront perché nell’istituto non era in servizio un’assistente di base per lei. È dovuta ritornare un’ora dopo, insieme con i genitori che spingevano la carrozzina e hanno potuto finalmente affidare la loro figlia al personale specializzato. La madre della ragazza, che lavora in un’altra città, ha allargato le braccia. «Per me e mio marito è l’ennesimo sacrificio –. Ormai ci siamo abituati».

Il Liceo Artistico ha 600 studenti e 64 hanno disabilità certificate. «Oltre il 10 per cento dei ragazzi – afferma il preside Mariano Muggianu – ha quindi bisogno di assistenza. La nostra scuola ha sempre fatto il massimo degli sforzi per accoglierli, ma senza le figure professionali necessarie non possiamo andare da nessuna parte. Il ritardo nella nomina degli insegnanti di sostegno non può essere certo imputato a noi, perché la procedura si blocca se non ci sono i docenti disponibili, compreso quando riceviamo un rifiuto da parte di altri insegnanti non specializzati che non se la sentono di assumere l’incarico».

Come se non bastasse quest’anno ci si è messo il taglio di risorse da parte della Provincia nell’assistenza scolastica. «Per la prima volta ci è stato detto che per l’assistenza di base non dovevamo superare il 40 per cento della somma destinata al nostro istituto – prosegue il dirigente scolastico –. Così ci siamo ritrovati ad avere un numero maggiore di educatori mentre servirebbero, per poter meglio seguire i ragazzi, più assistenti».

Un paradosso, perché le risorse dovrebbero essere calibrate sulle necessità reali degli studenti disabili. «Per questo vorremmo che la Provincia riconoscesse la nostra specificità – afferma Mariano Muggianu – compresa quella di avere due sedi, quella centrale di piazza d’Armi e quella distaccata di Serra Secca, che non ci consentono
di fare economie di scala, chiamiamole così, per ottimizzare il lavoro del personale. Una cosa però voglio dire – conclude il preside –: i ragazzi speciali non sono soli a scuola e quando finisce il turno dell’insegnante di sostegno il diritto allo studio per loro è comunque garantito».

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