Carolina Morace: «Non sfrattate la mia Torres»

L’attaccante più forte della storia del calcio italiano incoraggia la società rossoblù: «Non mollate. Si riparte dai giovani»

SASSARI. «Al di là del passato glorioso della società va visto l’impegno attuale. Oggi si parla di quaranta atlete, un veicolo trainante, non si può sottovalutare tutto questo». Carolina Morace, l’attaccante più forte della storia del calcio femminile italiano, protagonista del primo storico scudetto della Torres, alla notizia del mancato rinnovo della concessione dell’ex “campo nero” alle giovanili, lancia un messaggio forte. Prima di tutto alla società: «Devono fare il possibile per contrastare questo provvedimento», poi all’amministrazione comunale perché «comprendano maggiormente il valore dello sport femminile». Questo perché, come già aveva detto alcuni giorni fa l’ex assessora allo Sport Alba Canu, una decisione di questo tipo va a penalizzare proprio le nuove leve, quelle cioè che rappresentano il futuro della società.

«Oggigiorno – aggiunge la Morace – a maggior ragione nelle piccole realtà, bisogna investire molto sullo sport giovanile. Perché significa tenere ragazzi e ragazze lontano da certi ambienti». Lo sport è salute, è benessere e privare una società sportiva dell’utilizzo pieno di un impianto che essa stessa ha trasformato in un vero gioiello «crea comprensibilmente un disagio. Alle ragazze ma anche alle famiglie – spiega Carolina Morace – che hanno giustamente scelto di mandare i propri figli a fare sport».



Il discorso è sempre lo stesso, si cade nei soliti pregiudizi e stereotipi: del calcio femminile poco importa alla gente. Eppure, dopo l’impresa delle azzurre agli ultimi mondiali, in tanti si sono dovuti ricredere. Era stata proprio la Morace, a giugno, a dire in un’intervista: «Vi accorgete solo ora del calcio femminile? Non sapete cosa vi siete persi». E lei, reduce dall’esperienza come allenatrice al Milan e attualmente commentatrice su Sky, è sicuramente tra le più titolate a dire la sua. «È difficile in situazioni come questa specifica ipotizzare cosa avrei fatto io se mi fossi trovata in una situazione simile. Perché la verità è che si tratta semplicemente di avere la giusta sensibilità».

Lo dice con grande convinzione Carolina Morace, protagonista di un’impresa epica con la maglia della nazionale: nel 1990 le azzurre espugnarono Wembley e lei segnò i quattro gol italiani. Prima gli azzurri c’erano riusciti solo nel 1973 con Capello e nel 1997 con Zola. Ecco perché la sua considerazione in questa vicenda ha un certo peso: «Le donne sono la metà della popolazione al mondo... è chiaro che vivere in una condizione di benessere è molto importante». E allora, questa la sostanza, «tutti si impegnino per dare il giusto valore a questa disciplina»

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