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Una piantagione con vigilanza armata

Una piantagione con vigilanza armata

di Gianni Bazzoni ; w; Una coltivazione di marijuana tra gli alberi di olivo alle porte della città, protetta da recinzione, da un cancello sempre chiuso e controllata attraverso un moderno impianto di video sorveglianza con telecamere sistemate lungo tutto il perimetro. Una “tutela” completata anche dai turni di vigilanza armata. Gli investigatori della squadra mobile di Sassari guidati dal dirigente Dario Mongiovì (all’epoca dei fatti, quando scattò l’operazione, la Mobile era diretta da Bibiana Pala) hanno notificato l’altra mattina l’avviso di conclusione indagini a nove persone, tutte accusate - a vario titolo - di coltivazione, produzione e detenzione di sostanze stupefacenti. I fatti risalgono all’estate del 2017, quando gli agenti della sezione Narcotici (guidati dal commissario Marcello Argiolas) avevano arrestato i due custodi della droga: Eros Masala, 46 anni, e Fabio Carboni, 42, entrambi sassaresi, che avevano la disponibilità del terreno dove è stata individuata la coltivazione di marijuana, in località “Badde Pedrosa-Tanigheddu”. Ora, l’avviso di conclusione indagini è stato notificato a Giovanni Piu, 34 anni; Stefania Castorina, 31 (moglie di Piu); Pietro Damiano Castorina, 45; Keti Casula, 45 (moglie di Pietro Castorina); Antonio Proto Natalino Castorina, 53; Flavia Fernandes, 36 (moglie di Antonio Proto Natalino Castorina); Eros Masala, 46 (già indagato e arrestato il 21 luglio 2017); Fabio Carboni, 42 (anche lui indagato e arrestato insieme a Masala) e Franca Cocco, 72 (suocera di Antonio Proto Natalino Castorina). Dopo i primi due arresti, lo sviluppo delle indagini, grazie anche alla visione delle immagini (circa 200 ore di filmati) estrapolate dal sistema di videosorveglianza utilizzate per “tutelare” la piantagione, ha consentito agli investigatori di individuare tutte le persone che curavano la coltivazione, con compiti di irrigare, concimare ed essicare la marijuana nei locali annessi all’abitazione principale e adibiti a una sorta di laboratorio per la droga. L’attività investigativa della squadra mobile ha permesso di riscontare che la coltivazione era gestita da due famiglie che si occupavano dell’ “azienda”. Anche assicurando la vigilanza armata con l’impiego di pistole semiautomatiche che - così emerge dalle immagini - «venivano maneggiate imprudentemente dai capi famiglia anche davanti ai figli minori». E il dato più inquietante per gli investigatori è stato proprio quello di vedere i ragazzi incuriositi dalle armi mostrate dai genitori e maneggiate con grave rischio per tutti i presenti. Gli agenti della sezione Narcotici nel luglio dello scorso anno avevano scoperto la presenza di 403 piante e di circa 5 chili di marijuana già in fase avanzata di essicazione (stesa come i panni ad asciugare in un filo sotto una tettoia). Nel corso delle perquisizioni - eseguite con il supporto degli agenti del Reparto prevenzione crimine Sardegna - era stata anche sequestrata una pistola Beretta calibro 6,35 con relative munizioni oltre a cartucce di vario calibro. Ora la conclusione delle indagini con il provvedimento eme

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