Filippo Salaris doma il deserto del Senegal

Primo nei “100 km Du Senegal”, una corsa massacrante

SASSARI. Non è mai troppo tardi per scoprirsi campioni. Filippo Salaris, 40 anni appena compiuti e un passato da mezzofondista di buon livello, sta rivoluzionando le gerarchie dell'ultramaraton. In pochi mesi («Ho iniziato quasi per caso all'inizio di quest'anno» racconta) ha ottenuto risultati che hanno dell'incredibile. Primo alla maratona sulla sabbia di San Benedetto del Tronto davanti a un esercito di specialisti, secondo alla Gran Fondo del Sulcis e alla 100 km del Magraid (in Trentino), primo ai campionati sardi amatori di campestre, secondo all'ultramaratona di Macomer e primo, pochi giorni fa, nei "100 km Du Senegal", una corsa massacrante dominata in casa delle gazzelle africane.

«Speravo di arrivare nel gruppetto dei primi - racconta Salaris - ma non pensavo di vincere. Invece mi sono lasciato tutti alle spalle, compresi i corridori di casa. E' un risultato importante che mi spinge ad andare avanti e che mi è valso la convocazione in azzurro per la «Marathon des Sables» che si correrà il 16 aprile del prossimo anno nel deserto del Marocco».

Per l'atleta di Uri è la consacrazione definitiva. L'approdo nel ristrettissimo lotto dei grandi specialisti delle lunghe distanze. Uno sport duro, che richiede ore di allenamento e una ferrea disciplina fisica. «Mi è sempre piaciuta l'atletica - spiega Salaris - e credo di avere il fisico giusto per le ultramaratone. Ho una buona capacità di sopportazione, meno di 40 battiti cardiaci al minuto e grandi capacità di recupero. Ma il segreto è un altro e si chiama passione. Mi alzo tutti i giorni alle 5 e comincio la giornata correndo sul tapis roulant per un paio d'ore. Percorro una trentina di chilometri senza forzare, ascoltando musica o guardando un film in tv. Il fine settimana corro sulla spiaggia, a Platamona o a Porto Ferro, e allungo le distanze. Arrivo a percorrere 50-60 chilometri alternando tratti di sabbia a terreni più duri».

Nella sua avventura in Senegal Filippo Salaris è stato accompagnato da un altro atleta sardo, Maurizio Canalicchio, e ha difeso i colori della "Born 2 run" un club per il quale hanno corso anche fuoriclasse del calibro Marco Olmo, pluricampione della discliplina. «Purtroppo - continua il maratoneta sardo - nell'isola siamo pochi a cimentarci sulle lunghe distanze. Eppure l'ultramaraton è una disciplina bellissima che meriterebbe più attenzioni. La speranza è che le mie vittorie servano per avvicinare a questo sport nuovi atleti, perchè l'isola è una palestra ideale e ci sono ragazzi che potrebbero fare molto bene».

Intanto per Salaris è già cominciata la preparazione in vista della Maraton des Sable dell'aprile prossimo. «La speranza - conclude - è di piazzarmi nei primi dieci. Devo riuscire a percorrere 250 chilometri tra le dune del
deserto marocchino portandomi dietro tutto l'occorrente per arrivare al traguardo. Ci vorranno 7 giorni con tappe da 35 agli 80 chilometri giornalieri. So che sarà durissima ma l'idsea mi affascina e in più correrò con la maglia azzurra sulle spalle. Un motivo in più per fare bene». (a.l.)

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