Siazzu aggancia Misani il bomber è nella storia

È arrivato a 33 gol e si avvia a diventare il cannoniere più forte dell’Olbia I playoff nazionali sono a un passo, ai bianchi basta ottenere un altro punto

OLBIA. «Dica 33». Siazzu l’ha detto, anzi, l’ha fatto: ha messo in fondo al sacco il trentatresimo gol. Segno di ottima salute. Il cannoniere dei bianchi non è mai stato meglio. E del resto erano quasi 50 anni che un attaccante dell’Olbia non godeva di uno stato di forma così eccezionale. L’ultimo fu Benvenuto “Ugo” Misani, goleador degli anni Sessanta. Fece 33 gol nella stagione 1963-64, tra campionato e spareggi (ancora non si chiamavano playoff). Un primato che portò l’Olbia dalla prima categoria (allora era la quarta serie del calcio italiano) alla serie D e che è rimasto lì, infrantumabile, fino ad avant’ieri.

Fino al 33’ del pt (che coincidenza), quando Siazzu ha segnato il 2-0 dell’Olbia sul Valledoria ed è salito sul gradino più alto del podio, dove Misani, scomparso da poco, simbolicamente lo attendeva. 33 gol, quindi, e la possibilità di fissare il record assoluto di reti in una stagione: Siazzu avrà a disposizione almeno altre 4 partite per rimpinguare il bottino personale. Due di campionato, per centrare il punto necessario a fare i playoff nazionali, e, a quel punto, almeno la semifinale (andata e ritorno) per tentare la scalata alla serie D.

Per la verità, c’è stata (e c’è) un po’ di incertezza. Perché il dibattito su quanti gol avesse realmente siglato Siazzu si è chiuso solo ieri. Per alcuni erano 33, per altri 34. Alla fine, gli statistici hanno confermato che non c’è stato il sorpasso: Siazzu e Misani, per ora, pari sono. C’è voluto mezzo secolo.Olbia è andata avanti, l’Olbia indietro.

Nel 1964, la città aveva 21 mila abitanti. Nei mesi in cui l’Olbia costruiva la vittoria finale del campionato, ai danni dell’Ilvarsenal, la Banca europea degli investimenti finanziava una società per la produzione di scardassi di lana, la Sardespa, che andava ad aggiungersi alla Cerasarda, alla Biancasarda, alla Palmera, alla Nuratex e, ovviamente, all’Alisarda. Lo stadio, il Nespoli, era gremito in ogni ordine e grado. Sempre.

Oggi molte di quelle industrie sono sparite, alcune vivacchiano (Meridiana), altre sono state sostituite (As do Mar ha preso il posto della Palmera). E il Nespoli, ormai da anni, se non decenni, è sempre meno frequentato. Sarà un segno dei tempi: Olbia, città dei mille paesi, non si riconosce nella propria squadra. Non funziona come a Torino, per fare un esempio forte: lì, la Juve teneva (e tiene) insieme gli operai della Fiat, poco importa se calabresi,

siciliani o sardi.

La nuova società, dopo il doloroso fallimento dell’era Rusconi, ce la sta mettendo tutta per far recuperare appeal ai bianchi. Chissà che le magie di Siazzu e la prospettiva della serie D non riscaldino più di un cuore.

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