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Luigi Peruzzu, l’uomo dei tre presidenti

Dal 2003 nella stanza dei bottoni: «Ho visto questa società crescere in maniera esponenziale»

Quando è arrivato lui la Dinamo giocava in biancoverde, faticava a salvarsi in A2 e la società contava non più di due o tre figure professionali. Oggi sono passati 11 anni e Luigi Peruzzu è ancora al suo posto, nella stanza dei bottoni di una società che nel frattempo ha fatto passi da gigante. Nessuno all’interno della Dinamo ha più anzianità professionale del team manager biancoblù. «Neppure Vanuzzo – sorride il dirigente originario di Ploaghe –, mi ricordo benissimo quando è arrivato, insieme a Busca e Grappasonni. Io c’ero già da due anni».

Dal 2003 a oggi sembrano passate ere geologiche, più che sportive. Dai Milia a Sardara, passando per i Mele. Passano i presidenti, gli allenatori e i giocatori, ma Peruzzu è sempre al suo posto. «Sono arrivato quasi per caso – racconta –. La ragazza che lavorava in segreteria aveva deciso di rinunciare perché l'impegno era diventato troppo gravoso. Sono stato contattato da Marco Milia. Stavo studiando Giurisprudenza e ho accettato. Ho fatto in tempo a dare qualche altro esame ma ho dovuto scegliere. E ho lasciato l'università».

Peruzzu, che era già tifoso della Dinamo e allenava una squadra di ragazzini a Ploaghe, ha vissuto la storia biancoblù dell’ultimo decennio da un osservatorio privilegiato. Decine di giocatori, centinaia di partite e mille storie biancoblù. «Il primo coach è stato Franco Ciani e ricordo che mi accolse con gentilezza e grande professionalità». Peruzzu fa mente locale, conta con le dita e dice con decisione: «In tutto sette allenatori, Meo compreso». Ma la società strutturata in maniera completamente diversa rispetto a oggi: «Eravamo una società di medio-bassa classifica di serie A2, che anno dopo anno è cresciuta in maniera esponenziale. Il primo step vero è arrivato con l'avvento dei Mele. Personalmente una delle più grandi soddisfazioni è stata l’organizzazione delle Final Four di coppa Italia in A2».

E poi il salto di qualità definitivo con l'arrivo di Sardara. «Stefano era già nella società e aveva le idee chiare, ha iniziato subito a dare input e ruoli precisi con una visione aziendale. Con lui sono entrati Carlo, Gianmario e Giovanni, ma lui stesso è un presidente operativo al massimo, e ci sono

tantissime altre persone. La società è diventata un’entità in cui i ruoli sono definiti e le competenze hanno un nome e cognome. Stiamo attenti a tutto, alla forma come alla sostanza, all’ospitalità come all’efficienza». La Dinamo continua a crescere. E Luigi Peruzzu è sempre là. (a.si.)

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