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«Per un anno così avrei firmato col sangue»

Il presidente Sardara: la Coppa Italia da sola vale una stagione e l’Eurolega per la Dinamo è una sfida affascinante

SASSARI. Subito dopo la fine di gara6 contro l’Armani Milano il coach Meo Sacchetti aveva dato 8 come voto alla stagione della Dinamo, il giorno dopo il presidente Stefano Sardara si permette di andare contro il suo allenatore: «Meo è sempre un po’ basso nei giudizi perché pensa che si possa sempre migliorare. Io invece dico che mezzo punticino in più si può aggiungere – dice –perché c’è anche l’aspetto societario e la nostra macchina ha raggiunto un altissimo livello di funzionalità. Se fossimo arrivati alla finale scudetto ma avessimo avuto il bilancio in perdita sarei stato meno contento, invece non abbiamo un euro di disavanzo, in magazzino non è avanzata nemmeno una maglietta o una birra».

Se la scorsa estate le avessero detto che la stagione sarebbe andata così, avrebbe firmato?

«Lo avrei fatto col sangue. Già la Coppa Italia da sola vale una stagione, in più siamo arriuvati alla semifinale scudetto e alle Top 16 di Eurocup. Ieri un giocatore avversario, del quale preferisco non fare il nome, mi ha mandato un bellissimo messaggio di complimenti. Come fai a non essere contento di una stagione così?».

Eppure in certi momenti vi siete arrabbiati.

«Succede, se tu ti rendi conto che stai crescendo e poi ti vengono a mancare certi riscontri. Poi ci rifletti e ti accorgi che quei riscontri arrivano col tempo. Inoltre la parte della gestione di certe personalità complesse che avevamo nello spogliatoio è stata dura, ma lo sapevamo dall’inizio. E certo non rinunceremo a prendere certi giocatori per via di questa gestione complicata».

Il momento più bello dell’anno?

«La vittoria della Coppa Italia, non c’è dubbio. E anche alcuni episodi importanti, ad esempio la vittoria col Bamberg. Ma la Final 8 batte tutto».

Il momento più brutto?

«Onestamente non ricordo un momento veramente brutto, come invece può essere stata un anno fa quella sconfitta in gara7 contro Cantù, un’eliminazione che sentivamo di non meritare. Direi piuttosto che abbiamo avuto uno stillicidio quotidiano nella gestione delle personalità complesse delle quali parlavo prima».

L’addio di Travis Diener, un giocatore che doveva essere al centro del vostro progetto ancora per qualche anno, però è pesante.

«Travis è stato molto onesto, qualche settimana fa, a dirci che stava facendo un certo tipo di riflessioni. Io gli ho solo consigliato di rifletterci bene in estate, con la testa sgombra e dopo tante partite a golf. Ovviamente non nego che mi è venuto un colpo, quando ho sentito il discorso pensavo che stesse scherzando».

Se va via lui, quest’estate andranno ridiscusse tante cose.

«Per quello c’è il ds Pasquini, che è pagato molto bene... A parte gli scherzi, nello sport devi essere preparato a tutte le situazioni. Per fare un esempio, se viene Drake e mi dice che gli hanno offerto il doppio da un’altra parte mica lo tengo a tutti i costi, non mi interessa nemmeno avere giocatori che non vogliono stare qui».

Adesso parte il giochino “chi va, chi resta”.

«Mi sembra un pochino presto. In teoria noi, a parte Caleb, abbiamo già la squadra pronta per l’anno prossimo. In pratica, dobbiamo sederci e parlare. Abbiamo ottimi rapporti con tutti, dovesse anche succedere che qualcuno dovesse andare via non finirà con porte sbattute in faccia».

Il vero nodo è anche la possibilità dell’Eurolega: ve la sentite?

«Ai preliminari dovremmo esserci, perché davanti abbiamo due licenze A come è successo a Varese un anno fa. Se poi Siena dovesse davvero venire a mancare e dovessero aprirsi nuovi scenari siamo pronti. Col nostro entusiasmo, sapendo che l’importante sarebbe non arrivare ultimi nel girone e garantirci comunque un posto in Eurocup».

L’Eurolega vi porterebbe a ridiscutere tante cose, servirebbero soldi

e giocatori di un certo tipo.

«Ci interessa soprattutto che i nostri partner ci stiano sempre vicini come hanno fatto fino a questo momento, al resto poi pensiamo noi. Se quest’anno abbiamo fatto pentole e coperchi, vorrà dire che l’anno prossimo proveremo a fare pure i mestoli».

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