L’addio di Salaris

«Lascio il club in buone mani Il rammarico? Una città sorda»

SASSARI. Era stato uno dei primi a schierarsi con Domenico Capitani nella cordata che ha rilevato la Torres dalle mani di Antonello Lorenzoni, è stato l’ultimo a gettare la spugna. Filippo Salaris...

SASSARI.

Era stato uno dei primi a schierarsi con Domenico Capitani nella cordata che ha rilevato la Torres dalle mani di Antonello Lorenzoni, è stato l’ultimo a gettare la spugna. Filippo Salaris non è più il vicepresidente della società sassarese. Ha deciso di non partecipare alla ricapitalizzazione decisa nei giorni scorsi e la sua quota è stata inglobata nel pacchetto dell’unico azionista in grado di mettere mano, ancora una volta, al portafoglio. Capitani è rimasto solo ma ha confermato che porterà avanti il suo progetto di rilancio del club sassarese. «Se avessi avuto un solo dubbio - ha raccontato l’altro ieri con la schiettezza di sempre - non avrei speso altri soldi per cambiare allenatore».

E Salaris? l’ex vicepresidente lascia con un po’ di rammarico ma con la consapevolezza di aver fatto (quasi) tutto quello che poteva. «Sono un medio imprenditore che vive del suo lavoro – ha detto –. Sono sceso in campo quando Lorenzoni ha deciso di passare la mano e ho sposato il progetto di Capitani. All’inizio c’era un gruppetto di appassionati che però, col tempo, si è sfilacciato. Io ho dato una mano perchè credo nello sport ma ultimamente gli impegni sono cresciuti a un livello per me insostenibile. Ho detto al presidente che non avrei sottoscritto l’aumento di capitale e ho lasciato la mia quota in buone mani».

Esclude un ripensamento?

«In questo momento sì. In futuro chissà.... Con Capitani siamo diventati buoni amici e non è detto che non possa darli una mano come dirigente o come sponsor».

Lei era l’ultimo sassarese nel Cda. Ci ha pensato prima di mollare?

«Ci ho pensato ma non avevo alternative. Certo dispiace che questa città non sia stata in grado di sposare il progetto rossoblù e continui a parlare di calcio senza muovere un dito. Da questo punto vista capisco i ripetuti sfoghi del presidente. Si sente solo perchè è solo».

Il suo addio coincide con il cambio di allenatore. E solo un caso?

«Sapevo tutto perchè Capitani mi ha sempre consultato prima di prendere una decisione. Se vuole sapere cosa penso del cambio in panchina le dico che stimo molto Costantino, anche dal punto di vista umano, ma credo che ci volesse una scossa. Cosco è un allenatore preparato, che conosce la squadra e che può fare bene».

Lei è stato per 18 mesi nella stanza dei bottoni. Ci racconta il momento più esaltante e, se c’è, quello più triste?

«I momenti belli sono stati tanti. Forse il più entusiasmante è stato il ripescaggio in C1. Non ci credeva nessuno e invece abbiamo costruito un mezzo miracolo. Il più triste è questo. Ma parlo per me non per la Torres».

Ha un rammarico?

«Uno sì. Non essere riuscito a

convincere altri imprenditori ad avvicinarsi alla società. Ci ho provato per mesi ma sembra quasi che la Torres faccia paura. Però non ho perso la speranza. Ho promesso a Capitani che gli sarei stato vicino e continuerò a cercare un eventuale, futuro, presidente sassarese».

Antonio Ledà

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