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«Ora aspetto un bel regalo dai giocatori»

Cagliari

Calcio Serie A

«Ora aspetto un bel regalo dai giocatori»

L’entusiasmo del presidente Tommaso Giulini: «La salvezza è un obiettivo da non fallire»

CAGLIARI. E' al timone del Cagliari da sei mesi (ha acquistato la società da Massimo Cellino nel giugno scorso) ed ha conservato l'entusiasmo del primo giorno. Tommaso Giulini è sempre più legato alla Sardegna che, dopo Milano, considera la sua seconda casa. Va avanti e indietro per lavoro, non si ferma mai. Si è circondato di collaboratori capaci, ai quali ha dato carta bianca. Ognuno ha un compito da svolgere e lo fa mettendoci il massimo dell'impegno. Nemmeno i risultati negativi della squadra e il conseguente esonero di Zeman (sostituito da Gianfranco Zola), hanno scalfito lo spirito battagliero di un imprenditore di successo che vuole sfondare anche nel calcio. Il suo sogno è quello di portare nel giro di qualche anno il Cagliari in Europa e costruire uno stadio nuovo di zecca, seguendo il modello inglese.

Presidente, che cosa chiede al 2015?

«Per prima cosa risultati positivi. La squadra deve tirarsi fuori da quella brutta posizione di classifica prima possibile. Zeman nelle ultime partite ha commesso degli errori, ma nella prima parte del campionato non è stato aiutato dalla fortuna. Potevamo avere quattro-cinque punti in più. Sono sicuro che con Gianfranco Zola le cose cambieranno».

Per i giocatori ha qualche messaggio?

«A loro chiedo tenacia, ardore agonistico, determinazione e attaccamento ai colori sociali. Sette giorni su sette. Sono le cose che un po' sono venute meno nell'ultimo mese di campionato. I fili vanno riannodati e siccome sto parlando di bravi ragazzi, sono certo che le risposte saranno positive».

Altri desideri?

«Stiamo concretizzando molti progetti ma sono passati in secondo piano perché sul campo le cose non sono andate per il verso giusto. Mi riferisco alla nascita di Casa Cagliari a Milano e Londra; l'apertura di Casteddu Village e la Football Academy, che nei nostri piani dovrà diventare un'opportunità importante per i talenti locali. Con un mese di anticipo abbiamo portato la capienza del Sant'Elia a sedicimila posti e visto quello che è successo negli anni precedenti credo sia un grandissimo riultato. Abbiamo in cantiere tante altre iniziative, le svereleremo quando sarà il momento».

Voi e la Dinamo Sassari rappresentate l'èlite dello sport sardo. Si era parlato di iniziative in comune. È’ un’idea che ha avuto un seguito?

«Non è semplice, c’è troppa rivalità tra le tifoserie delle due città, che va rispettata quando è sana. Diciamo che per il momento la cosa non è andata avanti. Io e Sardara siamo stati impegnati su altri fronti, perchè senza il contributo di co-marketing della Regione, con la quale ci auguriamo di riprendere il discorso, ci siamo dovuti guardare attorno ed impegnare molto del nostro tempo per trovare altre risorse».

Lei ha spesso detto che il brand del Cagliari deve diventare internazionale. Si spieghi meglio.

«La Sardegna è conosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze, la qualità dell'ospitalità che offre al turista, che va dal lusso al livello medio. Perché non deve essere conosciuta anche per il calcio? Io sono convinto che a piccoli passi si possono raggiungere grandi traguardi. Noi stiamo mettendo le basi per costruire il futuro e la scelta di Zola come allenatore non è stata casuale. Segue un filo logico, nel senso che il Cagliari, non è al momento una squadra di livello internazionale ma ha un tecnico di livello internazionale che ci auguriamo di trattenere qui a lungo. Chi si è meravigliato perchè Gianfranco ha firmato solo per sei mei non conosce l’uomo. Il rinnovo non è un problema, semmai il problema sarà farlo restare».

Dalle sue parole si capisce che l'ambizione certo non le manca.

«Il mio non è un discorso individuale, riguarda la società Cagliari Calcio. Nel passato qui si è parlato troppo dei singoli: presidenti, giocatori o allenatori, dimenticandosi che l’attore principale resta il club. Ora è cambiato un elemento del cast non il progetto».

Siamo nel 2015, vuole dire qualcosa ai tifosi del Cagliari?

«Intanto auguro a tutti i sardi un anno migliore. Le difficoltà sono tante ma chi abita in questa isola sa come affrontare i problemi. I nostri tifosi posso solo

ringraziarli. Ci hanno sempre aiutato, incoraggiato, sostenuto, nonostante in casa non siamo ancora riusciti a vincere una partita. Chiedo solo di continuare a farlo con il solito entusiasmo. La squadra ha bisogno di loro, trasmettono una carica speciale. Sono certo che sapremo ripagarli».

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