L’idea un po’ folle di un gruppo di liceali

La storia della Dinamo è lunga 55 anni e comincia all’Azuni. Poi l’era Milia, la rivoluzione di Mele e il boom con Sardara

SASSARI. Certe cose nascono un po’ per caso e finiscono come nessuno forse avrebbe immaginato. In Piazza d’Italia, all’arrivo della squadra campione d’Italia, travolti senza ritegno dalla commozione c’erano alcuni di quei liceali che nel 1960 decisero di fondare la Polisportiva Dinamo. Dopo 55 anni non solo quella società esiste ancora, ma è anche sul tetto d’Italia dopo aver attraversato tutti i campionati regionali, interregionali e nazionali e aver rischiato più volte di scomparire. Un’avventura affascinante, probabilmente con pochi eguali in Europa.

I pionieri. Nel 1960 un gruppo di studenti del Liceo classico Azuni decide di fare seriamente e codificare quelle partitelle giocate in maniera carbonara nel cortile della scuola di San Giuseppe. Partite interrotte spesso dal custode che caccia via gli intrusi. Nasce la Dinamo, il campo ufficiale è quello all’aperto della Palestra Meridda. Si gioca contro le altre squadre di Sassari e quelle della Sardegna. Un po’ di vittorie e di sconfitte, gli anni passano con accesi derby sardi. Finché agli inizi degli anni Settanta, arriva l’avvocato Dino Milia a far cambiare la musica.

La nuova era. Dino Milia, avvocato e politico dotato di grande personalità e carattere autoritario, rivoluziona tutto e segna un’era lunga poco più di trent’anni. Vuole vincere e ha la grande trovata di andare a procacciare i primi sponsor, perché capisce che per vincere bisogna chiamare qualche giocatore da oltre Tirreno. In più porta in dote una nidiata di talenti locali capitanata dal figlio Sergio che farà la fortuna della Dinamo. Sergio e Francesco Milia, Giuseppe e Luca Pirisi, gennaro Guarino, Mario Scala, Giancarlo Carrabs, sono nomi che accompagnano la Dinamo alla scalata fino alle soglie della A2. Già quello sembrava un sogno e si materializza nella primavera del 1989.

L’era degli americani. La Dinamo batte Siena 2-1 nella finale dei playoff della Serie B ed è promossa in A2. Un altro mondo, arrivano anche i primi americani: Floyd Allen e Tom Sheehey, l’allenatore è Cesare Pancotto. La salvezza arriva alla penultima giornata in un match epico contro Forlì chiuso dopo due supplementari. Comincia una lunga avventura che vede la Dinamo galleggiare in A2 per vent’anni, con due retrocessioni e altrettante risalite. Intanto si consolida l’abbinamento col Banco di Sardegna, che arriva nel 1990 ed è tuttora presente.

La svolta Mele. Quando l’avvocato Milia, stremato, passa la mano, la Dinamo è sull’orlo del collasso e si è appena salvata grazie a un’epica prestazione di Emanuele Rotondo nel match-salvezza contro l’Imola. Luciano Mele si fa avanti guidando un gruppo di imprenditori locali e stravolge il modo di condurre la società portando un approccio imprenditoriale fino a quel momento sconosciuto. In più è animato da un grande spirito competitivo, che mantiene nonostante le promesse non sempre si concretizzino e la situazione economica diventi via via più pesante. Dalla lotta per non retrocedere si passa alla prima finale promozione, persa 1-3 contro Cremona dopo aver vinto in trasferta gara2. In estate si rischia il tracollo, il salvataggio arriva all’ultimo giorno utile e comincia l’era di Meo Sacchetti che nel 2010 porta Sassari in Serie A grazie al 3-1 in finale su Veroli. Ed mè un altro mondo perché arrivano giocatori come Travis Diener e James White.

Le magie di Sardara. Siamo ai giorni nostri, c’è poco da aggiungere. L’attuale numero uno entra in scena nell’estate del 2011 e inaugura una nuova stagione. La Dinamo diventa

un fenomeno regionale e un modello per tutto il movimento, diverte ed è simpatica, coinvolge sponsor, frantuma i record di abbonati. E dall’anno scorso comincia anche a vincere seriamente con la prima Coppa Italia. Il resto è il racconto di una stagione indimenticabile, quella del triplete.

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