Un sassarese in Patagonia: ecco come ho conquistato la «vergine di ghiaccio»

Giacomo Deiana è stato il primo a scalare il Colmillo Sur in Patagonia: «L’alpinismo è passione, sacrificio e paura ma regala emozioni indescrivibili»

SASSARI. Immaginate di trovarvi a scalare una montagna in condizioni climatiche estreme, dalla quale ogni tanto vengono giù una slavina, blocchi di ghiaccio o massi che vi passano a qualche metro di distanza. Il solo pensiero di poterci lasciare la pelle farebbe scappare chiunque a gambe levate.

Giacomo Deiana, sassarese di 26 anni, si è reso protagonista di due grandi imprese nel giro di pochi giorni. In Patagonia è riuscito ad arrivare in cima al Cero Torre, una delle montagne più difficili da “vincere” (parole di Messner) non per l’altezza (poco più di 3.000 metri) ma perchè ricca di ghiacciai. Tanto per rendere l’idea, solo per raggiungere la base bisogna marciare per più di due giorni tra crepacci e percorsi ad altissimo rischio.

«Ho fatto tanti viaggi - racconta Giacomo - e solitamente non torno mai dove sono già stato. Ma mi sono innamorato delle montagne della Patagonia. La prima volta sono arrivato ai piedi della montagna. Sono rimasto affascinato dalla sua storia, dal mistero che la circonda. Sapevo che avrei provato a sfidarla e insieme ai mei compagni, tra cui Casemiro Ferrari, ho realizzato un sogno: portare la bandiera dei quattro mori lassù».

Il Cero Torres è solo una delle cime che compongono il massiccio di granito del Chalten, che tradotto vuol dire montagna che fuma, nome dato dagli indios Teuelche convinti che fosse un vulcano essendo sempre avvolta dal fumo. «L’alpinismo è sofferenza, paura. La gioia - aggiunge lo scalatore sassarese - la provi solo quando torni a casa. Abbiamo razionato il cibo e per una giornata siamo rimasti fermi perchè andare avanti era impossibile. Dopo i mille metri abbiamo vissuto in condizioni difficilissime e in quei momenti i pensieri sono tanti ma sempre positivi».

A Giacomo brillano gli occhi quando racconta questa avventura. «La soddisfazione più grande - aggiunge - è stata quella di aver scalato una montagna vergine come il Colmillo Sur. Con picozza e scarponi tra rocce e ghiaccio al limite della sopportazione. Ma è stato bellissimo anche arrivare in cima al Cerro Standhard (2.800 metri). Abbiamo aperto una nuova strada mai esplorata e poi seguito una via già esistente e percorsa da altri. E’ stata un’emozione fortissima».

Una “missione” autofinanziata. «Sì, con i miei risparmi - precisa Giacomo Deiana -. E’ uno sport costoso. Solo l’attrezzatura costa 3-4 mila euro perchè devi avere quella al top sul mercato. C’è di mezzo la vita e non si può scherzare. Ma per me è questa la vita. Non mi nutro solo di scalate, viaggio tanto e potrei stare mesi o anni vagando da un posto all’altro, arricchendomi dei valori delle persone che incontro».

Un ragazzo determinato, curioso, dai mille interessi. «Scalare non è una passeggiata ma sofferenza fisica e mentale. Pericolo vero. Ma nonostante questo, le montagne della Patagonia si concedono agli alpinisti. Magari c’è chi non capirà le mie parole ma questo è il regalo più bello del mondo, un privilegio che non ha prezzo. Certo, ci vuole passione e tanta forza di volontà ma quando riesci nell’impresa e arrivi in cima. ti sembra di poter alzare il dito e toccare il cielo. In quel momento ti senti una forza della natura».

Giacomo è già alla ricerca di altre emozioni. Chissà dove lo porterà il prossimo viaggio.

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