Fabio va veloce sull’onda iridata

Al villacidrese Secci mancano tibia e perone: farà i mondiali di surf

SASSARI. Fabio Secci ha 34 anni. Vive e lavora a Londra ma è di Villacidro. È nato senza tibia e perone, ma i 17 centimetri che mancano alla sua gamba non gli anno impedito di coltivare la sua passione, il surf, di affermarsi e di essere parte della squadra azzurra prossima protagonista ai Mondiali 2016 di Adaptive Surf in programma a La Jolla in California dall'8 all'11 dicembre. Con lui Fabrizio Passetti di Varazze – responsabile del team – e Massimiliano Mattei.

Trasformare i limiti in forza, peculiarità, specialità. Un concetto che rischia di perdersi nella banalità quando si parla di disabilità associandola allo sport, ma che invece si rafforza ogni qual volta un limite, reale, viene superato dalla voglia di fare, dalla passione. Adattarsi ad una dimensione altra, non vincolante, combattere per diventare il più forte, a dispetto di un incidente, di un problema congenito, di un destino tosto da affrontare in partenza ma bello da superare in volata arrivando al traguardo.

Quando Fabio Secci parla di sé stesso lo fa con grande entusiasmo, quasi trascinante. La sua disabilità non è un problema, la sua protesi è parte di una normalissima quotidianità che anche nello sport non gli impedisce di vivere, appieno, la sua vita: «Sono nato in Sardegna, accanto alle spiagge isolane e ho avuto la fortuna di godere dell’energie del mare e della natura. Lo sport è sempre stato parte della mia adaptive life, la protesi non ha mai rappresentato un limite, ma un modo di affrontare le sfide e imparare qualcosa di nuovo riguardo me – spiega - . Ho sempre avuto la fortuna con il supporto degli amici e della famiglia di poter praticare differenti sport a livello agonistico. Ho giocato parecchi anni a basket in serie D per poi ricevere la news da alcuni medici delle federazione che ero un pericolo per me stesso e per gli altri: una piccola disavventura che non ha certo fermato la voglia di competere con me stesso e sentirmi diverso, sentirmi nel mio piccolo un campione».

Fabio Secci ha una visione positiva del mondo, guarda al futuro in maniera differente a caccia di avventure, successi e insuccessi, da cui imparare. Un approccio interessante, applicato alla vita, e al surf. Vive a Londra, in Inghilterra, ma nemmeno questo è un limite, nemmeno questo gli impedisce di surfare: «Che ricordi il primo drop-in in onde da 7ft, il primo turning. Ho iniziato circa due anni fa nella fredda Cornwall, prima mi dilettavo tra skate e sup che a Londra sono più facile da praticare. Per surfare devo fare sei ore di macchina e raggiungere Cornwall – dice il villacidrese -. Vivo due giorni no limits, sento dentro un mix di emozioni che solo l’oceano può dare fra luci, colori e energie che rendono differente ogni sessione».

Una sfida con sé stessi il surf, ma non solo: «Ci sono tante sfide da affrontare: trovare la corretta tavola, il grip, una protesi adatta su cui ora sto lavorando con il supporto di Marco Avaro e Digital Orthopedie 4.0, la giusta preparazione fisica e mentale e, naturalmente, il reperimento delle risorse economiche».

La prossima sfida è forse la più importante: essere il primo sardo a partecipare ai Mondiali in California: «Voglio e vogliamo dimostrare cosa gli adaptive athletes sono in grado di fare. Vogliamo vivere questa avventura. Con il Team Italia e la Fisurf siamo alla ricerca di supporto: abbiamo aperto una pagina crowfounding - www.gofundme.com - in tanti ci hanno già dato un prezioso

contributo». Il sogno sono le Olimpiadi, il domani è legato ad un progetto di adaptive wakeboaridng e surfing che potrebbe sbarcare presto anche in Sardegna: «Mi ripeto sempre e ripeto sempre agli altri: sei unico, vivi il tuo sogno...il sogno di una vita senza limiti».

Giovanni Dessole

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