Da Villacidro agli Usa inseguendo un’onda

Fabio Secci corona il sogno di partecipare ai Mondiali di “adaptive surf” e mette nel mirino i Giochi Olimpici di Tokyo

SASSARI. Fabio Secci ha compiuto la sua missione. Il surfista di Villacidro, 34 anni, un lavoro a Londra e una illimitata passione per il surf ha partecipato da protagonista ai Mondiali 2016 di Adaptive Surf di la Jolla in California lo scorso fine settimana. Fabio Secci è nato senza tibia e perone, ma proprio con l'impegno e la passione ha superato il gap legato ai 17 centimetri che mancano alla sua gamba. Fa surf, ha partecipato ai mondiali: la missione è possibile, condivisa con i compagni di squadra della rappresentativa azzurra Fabrizio Passetti (12 su 25) e Massimiliano Mattei (7 su 8).

L'Italia dell'Adaptive Surf ha scalato la classifica, risalendo dal diciottesimo della passata edizione al dodicesimo posto – primo posto al Brasile - in un viaggio intercontinentale alla scoperta dell'onda, nel tentativo di dominare il mare. Un viaggio da ripercorrere assieme all’atleta sardo (21 su 25) in una sorta di diario di bordo di un'esperienza positiva, formativa. E straordinaria.

«C'erano 22 paesi impegnati nella competizione, 75 atleti provenienti da ogni parte del mondo: base di partenza ideale per la seconda edizione di un evento che nei numeri e sotto l'aspetto mediatico è cresciuto esponenzialmente – spiega il villacidrese –. Un vero e proprio mondial forum del surf, con atleti e tecnici a presentare progetti e iniziative portate avanti o da portare avanti in patria, a confrontarsi sulle difficoltà affrontate, sul come superarle».

Sogni da realizzare, come quello dell'Italia che nel 2016 ha portato a la Jolla tre atleti ma punta ad arrivare a sei, in modo da avere un surfista per ogni categoria di gara. «Abbiamo ottenuto un grande risultato. Abbiamo migliorato la classifica mondiale con ulteriori e ampi margini di miglioramento – spiega Secci -. Giornate di sport foriere di esperienze funzionali a capire come migliorare processi e organizzazione, come prepararsi fisicamente e mentalmente a competizioni di questo livello, come aprire le porte a nuovi atleti. Nel 2016, per la prima volta, hanno partecipato al Mondiale il Perù, il Giappone e il Cile: hanno condiviso con noi il loro stile di vita, i loro progressi. Una grande famiglia che si ritrova a cavallo del surf».

In California si è parlato anche di Paralimpiadi: a Tokio il sogno olimpico del popolo della tavola potrebbe diventare realtà. Fabio Secci, oltre a gareggiare, ha fatto parte del team di volontari durante la surf clinic ed ha avuto la possibilità di seguire nuovi surfer: «Surfer con diversi tipi di disabilità e difficoltà fuori dall'acqua ma una volta dentro, senza limiti. Non nego le mille emozione nel vederli prendere la prima onda e sorridere, urlare di gioia e sentire quell'adrenalina nel oltrepassare un limite che sembrava insormontabile».

L’evento si è chiuso con l'invito del presidente Fernando Aguerre al considerare Isa 2016 come un nuovo punto di partenza, l’inizio del countdown per l’anno prossimo. «Spero che quanto fatto, l'attenzione dei media e l'impegno di tutti noi atleti posso sensibilizzare stati e organizzazioni a investire sul futuro di questo sport che deve essere sempre più accessibile e diffuso – dice il surfista isolano –. Ora mi concentrerò sul mio progetto F-yourlimit legato all'organizzazione di un’evento-competizione in Inghilterra per adaptive surfing in un wavepark. Un passo che potrebbe aiutare a creare un circuito anche nei paesi che non hanno la fortuna di avere onde». Ringraziamenti finali «a chi ci ha seguito, a chi con grande professionalità e passione ci ha aiutato in questo percorso da Marco Avaro,

all'Eclipse Surfboard a coach Howard Keliinoi».

Gli adaptive athletes che volessero far parte del team in occasione dei prossimi eventi ( e sognare, perchè no, i Giochi Olimpici) possono inviare una email a fabiosecci@gmail.com.

Giovanni Dessole

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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