Bam, Bam, Bamforth! A Sassari fino al 2020

La Dinamo prolunga di due stagioni il contratto con la guardia americana che ha stregato i tifosi sassaresi. Ieri la firma

SASSARI. Bam, Bam, Bamforth! urla lo speaker del PalaSerradimigni dopo ogni tripla del numero 4 della Dinamo. E ieri la Dinamo e la guardia di Albuquerque hanno piazzato insieme la bomba che più esalterà i tifosi: contratto prolungato di altri due anni, fino al giugno 2020. Un colpo di mercato anticipato e una sorpresa nel mondo Dinamo, che nelle sue otto stagioni in serie A rarissimamente era intervenuta in corsa sui suoi giocatori.

Il leader della stagione in corso aveva un contratto di un anno più un altro, legato però a molte variabili e tutto da discutere. Più una promessa che altro ma ha dato i suoi frutti con un colpo da maestro, per il presidente Stefano Sardara e per il gm-coach Federico Pasquini, e per più ragioni.

La prima. Bamforth vale: quest’anno in serie A ha 17.4 in 30.3 minuti di media col 43.4 da 2, il 46.3 da 3, 84.3 dalla lunetta più 4.5 rimbalzi e 4.8 assist. Tanta roba. E in Champions siamo lì. Il secondo motivo è che Bamforth piace, è entrato nel cuore dei tifosi. Di tutti, anche di chi critica coach e società. La terza ragione è che la Dinamo rende concreto quanto enunciato e annunciato la scorsa estate: ripartire da un gruppo fondante.

Quel che non era stato possibile l’anno scorso può diventarlo ora, perché Bamforth diventa una sorta di prima pietra sulla quale vanno ad appoggiarsi gli altri contratti pluriennali in essere, a partire da quelli di Achillle Polonara e Marco Spissu. Per non parlare di Jack Devecchi. Infine, oltre i ragionamenti tecnici o “politici”, resta il fatto che dirsi di sì l’un l’altro vuol dire che insieme si sta bene, e che si vuole andare avanti insieme. Quindi, se alla Dinamo Bamforth sta bene, è anche vero che Bamforth ha accettato con piacere l’offerta, dicendo sì alla Dinamo ma anche alla città di Sassari, ai tifosi e alla Sardegna.

Bamforth, guardia americana di 28 anni con in tasca il passaporto della piccola nazione del Kosovo, dopo il college tra Western Nebraska e Weber State si è affermato in Spagna. Dal 2013 ha giocato con Siviglia, Murcia, ancora Siviglia e l’anno scorso con i baschi del Bilbao Berri.

I tifosi della Dinamo lo hanno già eletto a loro idolo, e lui si sta rivelando il vero leader della squadra. Questione di carattere, che a Bamforth non manca. Ha perso il padre quando avevaa 12 anni e poco tempo dopo anche la madre. Ha fatto l’operaio svegliandosi alle 5 del mattino per poi andare direttamente ad allenarsi, e ha visto

ancora la morte in faccia: la moglie e il primogenito hanno rischiato di morire al momento del parto per alcune complicazioni. «Il campo di basket è l’unico posto in cui sono veramente sereno» ha detto. E quel campo, per i prossimo due anni e mezzo, sarà il PalaSerradimigni.
 

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