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orgoglio biancoblù 

Al palazzetto emozione e sardità

Prima della gara si è vista la coreografia più identitaria di sempre

SASSARI. I versi di Grazia Deledda, il suono della launeddas, i quattro mori che sventolano in ogni angolo del palazzetto. Quella di domenica non è stata una gara fortunata, per la Dinamo, ma la gara contro i campioni d’Italia della Reyer Venezia, nella quart’ultima giornata di campionato, resterà scolpita nei ricordi di molti tifosi per la coreografia organizzata per il pre-partita dal gruppo Orgoglio biancoblù.

Tre minuti di immersione nello spirito più puro della sardità, che hanno fatto venire la pelle d’oca a gran parte del pubblico.

Centinaia di bandiere dei Quattro mori distribuite in tutti e quattro i settori del PalaSerradimigni, due bandieroni che hanno coperto la parte alta dei settori A e B, un terzo bandierone che ha coperto completamente il settore D, con sopra i versi della poesia “Noi siamo sardi” di Grazia Deledda, tratta da “Sangue sardo”, pubblicato dal premio Nobel nuorese nel 1888. Il tutto accompagnato dal suono delle launeddas sulle note di “Procurade 'e moderare”, a cura di Andrea Pisu, arrivato apposta da Villaputzu, dalle percussioni di Daniele Piu e dalla voce di Roberto Carta: quest’ultimo ha letto la poesia della Deledda, il cui incipit recita così: “Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi; romani, arabi, pisani,
bizantini, piemontesi”.

La gara giocata contro Venezia è andata come è andata, ma il pre-partita al cospetto della squadra che porta sul petto lo scudetto tricolore di campione d’Italia, entra di diritto nella storia biancoblù per la coreografia più sarda di sempe. (a.si.)

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