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Un “radar” sassarese sui colpi di Nadal

Tennis, il giudice di linea Gabriele Faggiani per la terza volta a bordo campo nella finale degli Internazionali d’Italia

SASSARI. L’occhio come un radar, la linea bianca come obiettivo da tenere sempre a fuoco, la pallina come un proiettile da fotografare con la mente nell’istante in cui tocca terra. Il giovane con panama beige, seduto a fondo campo, urla “out” e si prepara alla giocata successiva. Concentrazione massima, nessun margine d’errore. «Anche perché se sbagli una chiamata, un attimo dopo trovi il tuo faccione proiettato sullo schermo gigante, davanti alle diecimila persone del Centrale e a tutto il resto mondo».

Rafael Nadal batte in finale Alexander Zverev e vince gli Internazionali d’Italia per l’ottava volta; Gabriele Faggiani non solleva nessuna coppa e si accontenta del tris: il giudice arbitro sassarese domenica al Foro Italico ha fatto da giudice di linea alla finalissima per la terza volta nella sua carriera ormai ultradecennale. Dieci giornate intensissime, una quarantina di gare seguite e poi il “premio” della finale.

«In un torneo come gli Internazionali d’Italia i giudici sono circa 150 – racconta Faggiani, 38 anni, di professione amministratore di condominio –. Il meccanismo è particolare: ogni giorno ogni giudice segue almeno 3 o 4 partite, in turni da un’ora, cambiando da un campo all’altro. Poi ovviamente mano a mano che si va avanti nel torneo, il numero si restringe. Tra le altre gare che mi sono capitate quest’anno, c’è stato anche il terzo set della finale femminile». Quest’anno gli arbitri arrivati dalla Sardegna erano 7, ma solo due di loro sono arrivati sino in fondo: la cagliaritana Federica Simongini e, appunto, Gabriele Faggiani.

Ma cosa serve per ricoprire questo delicato ruolo? «Prima di tutto una grande capacità di mantenere alta la concentrazione. Serve “occhio”, ma anche tanto sangue freddo. Perché quando entri in un campo come il Centrale del Foro italico, l’emozione è tanta. E sai che se ti scappa un errore, le telecamere puntano direttamente sulla tua faccia. A me quest’anno è andata bene, tantissime partite e nessun errore, nessuna decisione contestata. Sono molto contento di questo».

C’è poi una curiosità legata ai rapporti con i giocatori. «Semplicemente non siamo autorizzati ad avere alcun contatto con loro – spiega il giudice sassarese –. Abbiamo un codice apposito, che ci vieta di chiedere autografi, di farci foto insieme. Anche in campo, chi interagisce con i giocatori è sempre l’arbitro di sedia».

Ai giudici
di linea non resta che rimanere concentrati sulle linee, con la soddisfazione di poter ammirare da pochi passi le giocate dei più grandi campioni della racchetta. «Nessun problema. Per un appassionato di tennis che arbitra per hobby, in fondo essere là è un privilegio non da poco».

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