«Un gol del Giappone vale un urlo italiano»

La famiglia nippo-sassarese di Shuji Miki può fare festa

di Andrea Sini

SASSARI

«Una bellissima vittoria, ma la mia esultanza è sempre composta. Mica come quell’esaltato di mio figlio, quando gioca l’Italia!». Shuji Miki sorride davanti alla tivù, nella sua casa al centro di Sassari, e snocciola tutta la sua ironia nipponica. Il suo Giappone ha appena battuto la Colombia nell’esordio mondiale e il suo umore non può che risentirne positivamente. «Anche se la mia più grande passione sportiva è il baseball, i mondiali sono sempre i mondiali e vincere dà grande soddisfazione».

Cinquantacinque anni, da 25 in Italia, prima a Roma, poi Sassari, tappa definitiva. Una moglie sassarese («mi ha ingannato, perché da qua non siamo più andati via», dice tra il serio e il faceto) e un figlio di nome Mondo, che proprio oggi darà l’esame di maturità classica. «Lui ovviamente avrebbe tifato per l’Italia – dice Shuji, che lavora come traduttore e interprete – ma credo che sia felice anche per la vittoria del Giappone. Noi abbiamo un modo molto diverso di seguire le partite e lui è veramente fastidioso. Urla, si contorce, fa abbaiare persino il cane... Non è modo di vivere le partite. Le mie reazioni quando gioca il Giappone? Sono abbastanza tranquillo, a volte urlo pure io ma solo quando c’è una gioia grande come per un gol».

Ieri la nazionale del Sol Levante ne ha segnato addirittura due, superando una delle squadre più attese, tra le outsider del torneo. «Una bella vittoria, nel secondo tempo abbiamo sofferto tanto, ma onestamente non so dove potremo arrivare. Abbiamo cambiato allenatore da poco – sottolinea Shuji Miki –, dobbiamo ancora affrontare due partite complicate, contro Senegal e Polonia. Magari passeremo il turno, ma per andare oltre gli ottavi di finale la vedo veramente dura».

Quale è stato il giocatore giapponese che le è piaciuto di più? «Direi Kagawa, più che altro per il fatto che mi ha sorpreso. Lui sbaglia una marea di gol sotto porta, di solito, invece devo dire che ha giocato una buonissima partita».

L’assenza dell’Italia ha in qualche modo destabilizzato le famiglie italiane, abituate da sempre a questo appuntamento irrinunciabile con cadenza quadriennale. Come si vive questa assenza in una famiglia italo-giapponese? «L’Italia manca anche a me – racconta il signor Miki –, ma devo dire che l’assenza degli azzurri si sente anche nel mio paese. La nazionale italiana ha un grande fascino ovunque, anche in Giappone».

Dove però
la partite si vivono in maniera sicuramente più tranquilla. «Sì – sorride ancora Shuji Miki –, però in effetti stavolta qualche urlo è scappato anche a me». Per una vittoria ai Mondiali, uno slancio di gioia tutto italiano ce lo si può anche concedere.

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