Dal barcone al Cagliari, il sogno è realtà

Abou Cissè, migrante arrivato in Sardegna nel 2016 dalla Costa d’Avorio, saluta il Taloro: giocherà con la Primavera

GAVOI. Forza, determinazione, coraggio e fiuto del gol non gli mancano. E il tempo per migliorare tecnica e tattica c’è ancora tutto. Abou Cissè, 18 anni da compiere, sembra aver già vissuto più vite. Alcune segnate dalla sofferenza e dal dolore, ma a un ragazzo con il cuore così grande che non si è mai perso d’animo non è proibito sognare. Le qualità ci sono – le ha dimostrate tutte lo scorso anno segnando 14 gol con il Taloro Gavoi fondamentali per la permanenza dei barbaricini in Eccellenza - se verrà poi sostenuto anche dalla fortuna presto sarà un calciatore professionista. Per ora da ieri è approdato alla Primavera del Cagliari allenata da mister Canzi. Il destino se fino a questo momento è stato avverso può sempre virare al meglio.



La sua storia è simile a quella di migliaia di migranti che lasciano la loro terra per cercare riscatto e una vita migliore rispetto a quella del loro paese di origine. Alcuni scappano da guerre, altri dalla fame vedendo l’Eldorado nell’occidente. Un luogo dove arrivano in barconi di fortuna sfidando la morte. Un rischio in parte calcolato per cercare l’occasione per rifarsi una vita e magari aiutare i proprio familiari rimasti a casa. È successo anche a lui. Il pallone e la sua abilità da attaccante lo hanno convinto ad iniziare un viaggio a tappe per niente facile, costellato da imprevisti e sacrifici. Dalla Costa d’Avorio, alla Tunisia, poi quasi tre mesi in Libia e qui con un barcone stracarico è approdato in Sardegna il 26 maggio 2016. Una data che ha bene impressa nella memoria. Ovunque il suo straordinario spirito di adattamento gli ha consentito di andare avanti, di non perdere l’ottimismo di stringere rapporti umani veri.

Ieri Abou Cissè, al suo primo giorno nel centro sportivo di Assemini con i suoi nuovi compagni del Cagliari, si guardava attorno un po’ spaesato, ma felice di iniziare questa nuova avventura. «Quello che sto vivendo è un autentico sogno. Non posso che ringraziare tutte le belle persone che ho incontrato in questi anni – racconta Abou – da tutti sono stato aiutato. Sempre una parola di conforto e un supporto nei momenti difficili. Spero soltanto di continuare a fare bene e di raggiungere qualsiasi obiettivo con la serietà e con il lavoro. Per me questa è una grande opportunità, spero di ripagare la fiducia che la gente ha avuto in me».

Cissè è in Sardegna dalla primavera di due anni fa. Sbarco a Cagliari e poi a Ulassai nel centro di accoglienza per minori. «Ho iniziato a giocare con il Lanusei ma purtroppo un infortunio al ginocchio mi ha bloccato per mesi». Il pronto riscatto arriva l’anno scorso con il trasferimento al Taloro Gavoi e nel vicino centro di accoglienza di Sarule. Il feeling con Michele Virdis, responsabile della struttura di accoglienza, scatta immediatamente, mentre nella comunità di Gavoi trova l’ambiente ideale per esprimersi al meglio nel rettangolo di gioco.

Il mister Romano Marchi stravede per lui e il giovane ivoriano ricambia la stima segnando a raffica. A fare in modo invece che il ragazzo si inserisca facilmente ci pensano il presidente Mattia Urru, i dirigenti e i compagni di squadra, con in testa il capitano Roberto Mele che lo ha paragonato a Pippo Inzaghi per la sua abilità nel farsi trovare sempre al posto giusto sotto porta. «Sono felicissimo per lui. Spero che arrivi dove merita. Oltre a essere un bravo calciatore è un ragazzo serio e sensibile. Qui da noi si è fatto ben volere da tutti», ha detto il mister del Taloro Romano Marchi.

«A Gavoi mi hanno trattato come un figlio. Non dimenticherò mai questa esperienza. Gente straordinaria verso la quale porterò riconoscenza a vita», ha detto Cissè. Prima di salutarlo Michele Virdis, il gestore del centro migranti di Sarule, ha scritto sul suo profilo facebook un post particolarmente significativo. «Cissè saluta Sarule per trasferirsi ad Assemini dove firmerà il contratto con il Cagliari calcio. Sono contento per lui soprattutto perché diventando un calciatore guadagnerà il rispetto di tanti eroi che in precedenza lo discriminavano».

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