Super Matteo Tedde «Io il veterano mi diverto ancora»

A 33 anni veste con passione la maglia dell’Atletico Uri È un difensore dai piedi buoni ed è considerato un leader

SASSARI. In Sardegna è considerato uno dei giocatori più forti. Ogni allenatore lo vorrebbe squadra. Simbolo di serietà e talento, Matteo Tedde continua a far parlare di sé. È Un giocatore duttile che dell’estro, della velocità e della fantasia fa il suo punto di forza.

Cosa si prova ad essere ancora protagonista a 33 anni?

«Fa sempre piacere ricevere complimenti ed elogi, però vanno divisi con i compagni. Spesso se riesco ad esprimersi al meglio il merito è di chi ti mette in condizioni di poterlo fare».

Ha un’età che non dimostra né fuori né dentro il campo, qual è il segreto?

«Non penso ci sia un segreto, ho la fortuna di avere un fisico leggero, e poi, la voglia di divertirmi ancora con serietà».

Le richieste dai grandi club non sono mancate, cosa la spinge a continuare con l’Atletico Uri?

«Ad Uri ho trovato la mia giusta dimensione assieme a un gruppo di compagni e amici con i quali ho già condiviso 6/7 campionati. C’è un ambiente societario competente e serio che mi permette di coniugare il calcio con il mio lavoro».

A proposito di lavoro: assieme a suo fratello Davide gestisce un’importante società, come riesce a conciliare l’impresa con il calcio?

«A Uri facciamo tre allenamenti e se dovesse capitare di assentarmi, il mister e la società me lo hanno permesso sempre senza grandi problemi. Anche se faccio di tutto per essere sempre presente».

Cosa le ha dato il calcio?

«Tanto, soprattutto mi ha sostenuto nella crescita personale. Il calcio rispecchia la vita, ti dà soddisfazioni ma ti fa incontrare anche tante difficoltà che devi esser bravo a superare».

Ha avuto l’occasione di fare il salto tra i professionisti?

«Sì, a 17 anni ricevetti la chiamata del Perugia che però rifiutai. Non mi sentivo pronto, ero ragazzino e non capii l'importanza della proposta. Ma non mi pento, mi sono sempre preso le responsabilità ed anche in quel caso la scelta fu mia, solo mia».

La partita più bella.

«Non ho una partita da portare nel cuore, ma sicuramente un’annata intera sì. Ed è quella della cavalcata con l’Alghero di Mauro Giorico che ci permise di raggiungere la storica promozione in serie C2».

C’è un avversario che l’ha impressionato in campo?

«Preferisco parlare dei miei compagni di squadra. Gente come Piras, Puddu, o Mereu e Sini non li vorrei mai avere come avversari. Per me sono grandi giocatori e soprattutto veri amici».

A quale allenatore si sente più grato?

«Sicuramente a Mauro Giorico e a Giovanni Muroni. Il primo perché ha sempre dimostrato di avere grande stima nei miei confronti, con lui ho nel cuore le vittorie più belle. Il secondo perché ha un’esperienza calcistica e di vita che non ha eguali».

Quanto conta per un calciatore il valore della famiglia?

«Ho una figlia di 2 anni e mezzo che si chiama Martina. Per lei e mia moglie lo star bene arriva prima di tutto,
anche del calcio».

Un consiglio per i giovani calciatori.

«Nel calcio è fondamentale l'umiltà e la fame di voler apprendere e non sentirsi mai arrivati. Ascoltare chi ha più esperienza è l'arma migliore per crescere e migliorare».

Franco Cuccuru

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