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In serie A e ritorno La classe di Piredda stupirà ancora Usini

A 39 anni gioca nel suo paese con il sogno dell’Eccellenza Dall’esordio con la Samp alla promozione con l’Alghero

USINI. Classe, estro e fantasia sono le caratteristiche che hanno fatto grande Gianni Piredda. Il calcio ce l’ha nel Dna. Da quando ha iniziato a dare i primi calci sull’asfalto di via Diaz assieme agliamici si è capito di che pasta era fatto quel bimbo cresciuto a pane e pallone. Gianni è figlio del mitico bomber Paoluccio, che negli anni ’70 e ’80 era considerato uno degli attaccanti più forti nel panorama regionale, bandiera dell’Usinese e cannoniere del grande Thiesi. “Sentiremo parlare di questo bambino, è veramente forte e farà strada”, commenti come questo erano diffusi tra gli sportivi usinesi. A 15 anni Gianni fa le valigie, salutando parenti e amici per trasferirsi a Genova ed entrare a fare parte delle giovanili della Sampdoria. Con i doriani fa il suo esordio in serie A, da lì ha inizio la sua lunga carriera. A 39 anni Gianni non ha perso lo smalto, ha tanta voglia di giocare ancora le ora indossa la maglia dell’Usinese, la squadra del suo paese.

Quanto ha influito nella sua carriera essere figlio d’arte?

«Mio padre non ha mai influenzato le mie scelte, mi ha dato sempre dei grandi consigli lasciando prendere a me tutte le decisioni e responsabilizzandomi fin da ragazzino».

Cosa ricorda del suo esordio in serie A?

«Sono momenti difficili da spiegare, dico solo che è stato indimenticabile. Prima dell’esordio in campionato contro il Bari avevo giocato in Coppa Italia e fatto alcune panchine tra cui Roma e Milano».

Che emozione si prova a giocare al fianco di campioni del calibro di Córdoba, Ortega e Montella?

«Calciatori che fanno tutto con una semplicità estrema, non erano giocatori normali, fuoriclasse ma anche persone in gamba che mi hanno riempito di buoni consigli».

Meritava qualcosa in più nella sua carriera?

«Sono contento di tutto quello che ho fatto anche perché ogni anno era una nuova esperienza di vita, nel bene e nel male».

Quanto hanno influito gli infortuni nel suo percorso calcistico?

«Purtroppo è stata una componente negativa fondamentale. Nei momenti più importanti quando stavo bene fisicamente e mentalmente ho avuto dei brutti incidenti, fanno parte del gioco ma alla fine mi hanno fortificato sia nella crescita calcistica che personale».

Ha qualche rimpianto?

«No. Ho fatto tutto quello che desideravo da bambino ottenendo tante soddisfazioni».

L’allenatore che ricorda con piacere?

«Ho avuto diversi buoni allenatori che mi hanno insegnato tanto ma non dimentico Mauro Giorico col quale ho un rapporto particolare: con lui ho condiviso la cavalcata con l’Alghero che ci ha portato alla C2. E Marco Osio che ho avuto nel Pergocrema».

Un suo desiderio era giocare con l’Usinese col sogno di portarla per la prima volta in Eccellenza: è la volta buona?

«Era quello che volevo, tornare a Usini per finire la mia carriera condividendo le domeniche con i miei amici d’infanzia e la mia gente. Spero prima o poi l’Usinese assapori l’Eccellenza e che qualche giovane possa vivere un’esperienza come la mia».

Piredda fuori dal campo?

«Mi ritengo una persona normale, umile, legato ai valori della famiglia e ogni momento libero lo dico a mia moglie Donatella e mia figlia Maddalena».

Franco Cuccuru