L’Icaro sardo ha un sogno lungo 100 km

Il sassarese Stefano Mosca racconta la sfida al record di percorrenza in volo nell’isola che affascina i piloti di parapendio

SASSARI. L’Icaro sardo ha un sogno. Sfida il cielo con ali non di cera ma c’è, appeso a una vela di alluminio e nylon, lassù, da dove gli uomini rimasti soli a terra diventano via via sempre più piccini. L’Icaro sardo sul suo parapendio sale e ancora non si è scottato nel sole, e continua a insistere: prima o poi la mitica barriera dei cento chilometri in linea verrà infranta.



Barriera. Il record mondiale di percorrenza (solo andata) in parapendio è di un brasiliano: 572 chilometri. Anche in Italia i voli con distanza in tripla cifra sono nella norma. «In Sardegna – spiega Stefano Mosca, sassarese, uno dei più esperti piloti isolani –, i 100 sono stati avvicinati ma mai raggiunti o superati, per via della conformazione dell’isola».

Quasi ottanta. Ci hanno già provato in tanti, a incidere la tacca con i due zeri sul tubolare della loro vela. E qualcuno c’è andato molto vicino. Come il cagliaritano Silvio Zoncheddu, direttore dell’associazione Volo libero Sardegna e detentore del record isolano di distanza in linea: 78.5 km decollando da Bortigali. Stefano Mosca prosegue: «Si veleggia in due maniere. O sfruttando la termica, cioé la colonna d’aria calda che sale da terra, o con la dinamica, cioé galleggiando come su un cuscino, quello creato dal vento quando sbatte su un ostacolo, per esempio un costone. I voli più lunghi si fanno sfruttando la termica, ma dura poco. A mezzogiorno il sole scalda le rocce, l’aria sale e richiama altra aria dal mare, però come ti affacci verso la costa prendi brezza forte dal mare e questo rompe le condizioni migliori, per cui...». Per cui i cento restano ancora quasi ottanta.



Un’idea. Stefano Mosca, una volta smessi ala, caschetto e occhialini e riposti altimetro, variometro, radio e gps, nella vita di tutti i giorni insegna scienze alle superiori. Ha cominciato giovanissimo a staccarsi da terra e a 55 anni può raccontare con un largo sorriso di tutte le volte che è caduto per poi rialzarsi più forte di prima e di tutti i corsi, le lezioni, gli stage ad altissimo livello che ha frequentato per diventare un veterano sicuro, in primo luogo nei suoi stessi confronti. Perché con il parapendio la tua compagnia aerea di fiducia sei tu, e devi essere affidabile oltre che puntuale. Anche Mosca (nomen omen) insegue i Cento. E un’idea ce l’ha.


In volo. «In Sardegna – spiega –, i voli più lunghi si fanno decollando da Bortigali a quota 1000 da Monte Santo Padre, e da lì all'interno sulla catena del Marghine si sfrutta la termica. In certe giornate si vola anche in pianura. Più decolli dall’alto e più hai la garanzia di fare un bel tragitto ma qui da noi non è che abbiamo grandissime montagne. In Corsica, per restare vicino, monti più alti e valli più formate permettono di restare su più a lungo».

La rotta giusta. Altri punti di decollo sono quelli della Siesta ad Alghero, la Giara di Gesturi, poi Gonnosfanadiga, Sedini, Cala Gonone. A Ploaghe si vola molto ma sono... volettini, e c’è chi decolla da Porto Palmas all’Argentiera. Nell’Oristanese zero ma dal Monte Arci si può, anche se non è una zona pratica. E il Gennargentu? Ci si va raramente, è lontano un po' da tutti e non ha una grande storia di volo, ma il posto merita. «Bisogna studiarlo e frequentarlo– prosegue Stefano Mosca –, di voli poco sfruttati ma particolarmente promettenti ce ne sono in Ogliastra però non ci decolla mai nessuno, e non sono certo lunghi 100 km».



Via coi venti. Quindi, da dove muovere il primo passo verso il record? «Per riuscirci – sostiene ancora il pilota sassarese –, bisogna trovare una giornata con una buona stabilità, venti non troppo forti e sfruttare le condizioni scegliendo la rotta giusta. Ma non c’è una ricetta». E anche il meteo è importante. I piloti sono tutti esperti al massimo livello, si sono sorbiti corsi su corsi. Di pilotaggio, approccio psicologico al volo, formazione, e meteo.


Nell’isola. In Sardegna il volo libero conta una cinquantina di praticanti attivi, oltre a quelli del weekend. Quelli in grado di approcciare la sfida dei 100 km si contano sulle dita di tre mani. Le associazioni sono quattro: Fenicotteri rosa di Villacidro, i Grifoni che fanno base a Chiaramonti, la Volo libero di Cagliari e Sardoinbolu di Cala Gonone, dove comincia a decollare l’attività del tandem turistico. La località è ideale e l’atterraggio sulla spiaggia ha il suo fascino. E tutti sono espertissimi, perché non è che rischi la vita appeso a uno straccetto e a due fili.


Nessun calcolo. Mestiere, personalità e spirito di avventura, insieme alla capacità di sapersi godere la libertà, per aria ma restando con i piedi per terra. E sognando di valicare la barriera centenaria. Un’idea Stefano Mosca ce l’ha. «Si potrebbe decollare da Bortigali, arrivare a Bolotana e piegare verso Buddusò e Alà dei Sardi, ma così al massimo fai 60 chilometri e trovi la costa, con la brezza di mare che ti mette giù. Un volo più lungo si può tentare vicino al Limbara, mentre un'altra ipotesi è quella di prendere come punto di riferimento Bolotana e da lì attraversare la pianura, come ha già fatto Roberto Loru, quindi agganciare il Gennargentu e proseguire la rotta verso Sud. Ancora, un tentativo si potrebbe fare prendendo come punto di partenza l’Ogliastra, risalire la costa verso Baunei e Urzulei, puntare su Cala Gonone... ma poi? Non è così semplice, bisogna infatti anche valutare il luogo dell’atterraggio, e non puoi farlo certamente in una valle stretta o tra le rocce».

L’attesa. E il record dei 100 chilometri sardi resta lì, in attesa. Aspetta chi saprà trasformarlo da sogno in realtà, cogliendo l’occasione al volo.
 

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